La montagna e il sacro

Pubblichiamo la lettera della filologa e saggista Silvia Ronchey sulla Montagna Sacra, che Toni Farina ha proposto di istituire tra due anni nel Parco Nazionale del Gran Paradiso (qui oppure qui il suo articolo), in occasione dei festeggiamenti per il suo primo secolo di vita. In seguito alla comparsa di Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso, Bruno Farinelli aveva scritto interessanti riflessioni che potete leggere qui oppure qui.

Silvia Ronchey su Rai Radio 3 in Uomini e profeti sta collaborando a cinque incontri sul tema “Queste anime viventi. Animali, anima e mondo.

La montagna e il sacro
di Silvia Ronchey
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 21 novembre 2020)

Ho letto il progetto di Toni Farina e lo trovo magnifico, oltre che assai ben argomentato e assolutamente condivisibile.

Ci sarà pure una ragione se ci imbattiamo, in tutta la letteratura antica, oltre che nella mitologia e nel folklore, in boschi sacri. Il concetto di sacer — analizzato da molti storici della religione antica — è ben più complesso di quanto la nostra idea moderna di sacro possa lasciar credere. Ed è da questa parola che viene il latino sacellum — quel “recinto” che segna, appunto come dice Farina, anzitutto la necessità di un limite all’umano. Continuando con le etimologie, non dico certo nulla di nuovo se sottolineo come il nome stesso del parco richiami il greco paradeisos, che designa il giardino, ma in particolare quel giardino (distinto dall’altrettanto greca denominazione kepos) di cui non è l’uomo, ma la natura stessa artefice e abitatrice. Nel mito giudaico, l’uomo ne viene infatti cacciato, nel momento in cui ha tradito, per avidità, la comunanza con il resto della natura vivente.

Ayers Rock (Uluṟu), la montagna sacra per gli aborigeni australiani

Per tutte queste ragioni mi sembra di grande importanza simbolica, oltreché per così dire etica e politica, sancire l’inviolabilità della montagna, farne, appunto, quel limite di un sacellum che presidi e salvaguardi la ‘sacralità’ del paradeisos.

Silvia Ronchey

L’idea di una montagna sacra mi fa subito pensare, del resto, al luogo segreto e inaccessibile all’uomo in cui, fin dall’inizio de L’assemblea degli animali di Filelfo, le bestie si riuniscono. Non so quanti possono aver letto questo libro, ma penso che potrebbe fornire ulteriori spunti, chissà, al progetto in questione.

In ogni caso sono pronta, per quel poco che vale, a dare tutto il mio supporto.

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