Non disturbare

di Gabriele Canella, pubblicato su Clean Outdoor Mainfesto in data 26 febbraio 2021

 

Quanto stiamo invocando un turismo invernale lento e sostenibile? Finalmente ora possiamo dimostrare che si può pensare a un turismo diverso, non basato sullo sci alpino, sui grandi resort, sugli impianti di risalita. Questo Covid19 sta facendo riscoprire, per forza, il bello della lentezza e del silenzio. Sci alpinismo, splitboard, ciaspole, perfino il bistrattato sci di fondo sembrano essere le vere alternative, la soluzione a tutti i mali del turismo invernale di massa.

Su la mano chi vorrebbe abolire gli impianti da sci. Bene. Ora su la mano chi preferirebbe sciare nel silenzio di un bosco, risalire lentamente con le pelli un versante e disegnare curve perfette e sinuose su bianchi pendii. Per finire, su la mano chi non sopporta chi infastidisce gli animali. Aspetta, aspetta, hai tirato su la mano tutte e tre le volte?

Spoiler alert. Tieniti forte: le tue risalite con le pelli, le tue surfate sulla polvere, la tua passeggiata con le ciaspole possono avere un impatto sul bosco perfino maggiore degli impianti da sci.

La Natura. FOTO: Mattia Dori.

Facciamo un passo indietro

Non è mia intenzione presentare un saggio che argomenti chi vince la medaglia al peggiore nella gara della sostenibilità fra sci in pista e discipline fuoripista. Soprattutto nel caso delle infrastrutture per la pratica dello sci da discesa, l’impatto è piuttosto evidente e conosciuto: costruzione delle infrastrutture stesse, disboscamento, impermeabilizzazione del suolo, distruzione del delicato manto erboso oltre il limite dei boschi, inquinamento acustico, sovraccarico ed elevata concentrazione di inquinamento e rifiuti nelle aree turistiche, sconvolgimento paesaggistico e perdita di habitat. Quello che potrebbe lasciarti sorpreso è invece l’impatto che potresti avere tu andando in natura con gli sci d’alpinismo o le ciaspole. Non voglio trattare questo punto con dati scientifici o presentando studi sul tema, che sono ancora pochi e comunque importanti. Mi piacerebbe semplicemente stimolarti a ragionare col buonsenso.

 

Vorrei vedere te

Sì, vorrei vedere te, muoverti nella neve alta per qualche mese con scarse e poco nutrienti risorse alimentari, da contendere con qualcun altro. Vivere col terrore che un predatore possa scovarti e inseguirti e probabilmente mangiarti. Magari durante l’inverno, in queste condizioni, devi anche portare avanti una gravidanza. Vorrei vederti passare le ore più fredde rintanato in buchi nella neve che potrebbero crollarti addosso perché qualcuno sta assumendo la sua quotidiana dose di endorfine scivolando su degli strani attrezzi attaccati alle zampe.

L’inverno è un importante fattore di controllo e selezione della popolazione ed è il momento più difficile nella vita di ogni animale. Le maggiori difficoltà riguardano l’ambito energetico: ogni spostamento costa molta energia, che deve poi essere reintegrata. La fauna alpina si è evoluta sviluppando degli adattamenti anatomici, fisiologici e comportamentali per poter superare l’inverno: scorte di grasso, scavare tane nella neve, ibernazione, evitare ogni movimento, pelliccia di colore scuro per assorbire calore, eccetera. Tuttavia queste strategie possono funzionare solo in un ambiente privo di disturbi, soprattutto se inaspettati. Certo, il gioco della vita prevede che qualcuno non ce la faccia, in un equilibrio del tutto naturale. Ovviamente con fauna intendiamo vertebrati e invertebrati, ogni specie è importante e ha lo stesso valore, anche se ci risulta più naturale considerare prima di tutto i mammiferi, poi tutti gli altri. Tutti meritano di non essere disturbati.

Non disturbare. FOTO: Mattia Dori.

Please do not disturb

Sei fermamente convinto che un impianto di risalita o una pista da sci affollata di turisti, da decenni, con regolarità, provochi più disturbo, ad esempio agli ungulati o ai galliformi alpini, rispetto alla tua gita fuori pista? Credi che per un gallo forcello o un camoscio sia più facile abituarsi a una seggiovia presente da anni, accesa sempre con i soliti orari e i soliti rumori, o che riesca ad abituarsi a uno scialpinista che inaspettatamente gli sfreccia accanto? Vogliamo parlare della corsa alla “linea vergine” in neve fresca? La pratica di scialpinismo, fuoripista, freeride, ciaspole ed escursionismo possono avere effetti critici sulle popolazioni faunistiche, provocando il frazionamento, la perdita e a volte l’abbandono delle aree di svernamento più favorevoli. Per questo è fondamentale darsi dei limiti e forse è addirittura necessario regolamentare queste attività per il bene della biodiversità. Lo so, lo so, ti stai chiedendo: sul serio vorresti normare degli sport che fanno della libertà la loro essenza? Se non vogliamo normarne la pratica, dobbiamo contribuire tutti alla giusta educazione: conoscere ed essere consapevoli del disturbo che possiamo arrecare praticando queste attività è la base per il rispetto della natura.

Silenzio e natura. FOTO: Mattia Dori.

Cosa possiamo fare

Sono fermamente convinto che anche solo chiedersi “passando di qui romperò le palle a qualche animale?” sia già metà lavoro fatto: muoversi in un bosco consci del disturbo che potremmo arrecare ci indurrà inevitabilmente ad avere un atteggiamento il più possibile rispettoso. Mi permetto tuttavia di elencare alcuni piccoli consigli.

 

  1. Il primo fondamentale consiglio, senza il quale tutti gli altri sarebbero inutili è essere disposti a darsi dei limiti e, ce ne fosse bisogno, rinunciare. La tentazione di aprire una nuova linea “vergine” è sempre molta ma talvolta bisogna essere disposti a frenarla.
  2. Scegli itinerari già esistenti, segnalati o comunque che vedono una frequentazione abituale da parte degli escursionisti. Percorri, dove possibile, strade forestali e sentieri innevati, utilizzando gli stessi itinerari estivi.
  3. Cerca di ridiscendere da dove sei salito o comunque in prossimità della linea di salita, per limitare l’estensione dell’area disturbata.
  4. Quando si dovesse avvistare un animale, allontanati nella direzione opposta alla sua fuga, ovviamente non inseguirlo.
  5. Evita il più possibile il bosco o i suoi margini e prediligi le aree aperte.
  6. Sii silenzioso. L’urletto da eccitazione si può evitare.
  7. Cani noo al massimo sotto strettissimo controllo.
  8. Entro i confini delle aree protette, assicurati che non siano previste delle limitazioni all’accesso o sulle modalità di frequentazione.
  9. Impara a conoscere la fauna alpina e le sue abitudini. Sperimenta il piacere di scoprire i segni di presenza degli animali. Conoscere il bosco e la sua vita ci permette anche di valutare il nostro disturbo. Ad esempio, dalle impronte potresti valutare se si tratta di un versante molto frequentato dai cervi come area di svernamento oppure capire se ti trovi nell’habitat tipico di uccelli delicati come i galliformi.
Camoscio. FOTO: Mattia Dori.

Mannaggia non mi è uscito un decalogo.

Chi non ha peccato…

Non sono un santo e io stesso mi rendo conto di non essere stato in grado, durante le mie sciate, di essere sempre “invisibile” alla fauna. In un inverno così ho percorso le montagne con gli sci ai piedi praticamente ogni giorno e sono conscio di aver talvolta sbagliato, distrattamente o semplicemente perché non avevo valutato correttamente la presenza di animali in una certa zona. A volte l’eccitazione è più forte della buona volontà, me ne rendo conto. Il mio invito non è quello di essere degli integralisti intransigenti né tantomeno, all’opposto, dei menefreghisti. Dobbiamo essere semplicemente essere consapevoli che, dal momento in cui noi andiamo a calpestare la neve, nell’ambiente non siamo soli e che gli uomini incutono terrore praticamente a tutti gli altri. Mentre avanzi, guardati attorno, ascolta i suoni della natura. Fermati ad osservare le tracce, ammira il volo degli uccelli e prova a riconoscerli. Ama tutto questo e te ne sentirai parte.

 

 

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2 Comments

  • Riflessioni non scontate che portano a considerazioni importanti. Da qualche tempo penso che chi abbia davvero a cuore la montagna è colui che sceglie di andarci una volta in meno rispetto a chi coglie tutte le occasioni possibili per frequentarla.

  • Spunti molto interessanti. Dobbiamo re-imparare noi in prima persona e insegnare alle nuove generazione a muoverci in armonia con la natura tutta. Il problema dei cani, punto 7, è un problema crescente (specie nelle giste con gli sci, durante quindi la lunga stagione innevata), che ho iniziato a percepire 10-15 anni fa e che sta montando a dismisura, con il diffondersi dell’abitudine a portare i cane durante le escursioni. Ci sono cani e cani, ovviamente, alcuni più tranquilli che stanno sempre vicino ai proprietari, altri che – comprensibilmente – “impazziscono di gioia” per essere all’aperto e, correndo come indiavolati, si allontanano per poi tornare dai proprietari anche dopo diverso tempo. Che faranno in queste “deviazioni”? E’ fisiologicamente impossibile che non vadano a stanare qualche animale selvatico: chi si tratti di una pernice o di un ungulato poco importa, lo stress aggiuntivo sulla fauna non ha senso. Dovremmo proci il problema e trovare una modalità di comportamento, sennò – forse forse – sarebbe meglio vietare i cani durante le escrusioni in ambiente selvatico.

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