Patrì – tre volte la prima

di Smaranda Chifu
(pubblicato su smarandachifu.com l’1 gennaio 2020)

Non ho buoni propositi, voglio solo essere felice.
Il 2 gennaio 2019 iniziavo l’anno andando con Ange a fare Patrì a Cogne, la prima cascata della mia vita.

Me lo ricordo in modo particolare quel giorno, è strano da adulti ritrovarsi a sperimentare la sensazione dei bambini, quando tocchi e scopri qualcosa che davvero non avevi mai visto né toccato prima. I tiri di Patrì sono discontinui, perciò Ange era sempre molto distante rispetto a me. Me lo ricordo ancora, il primo tiro, la prima piccozzata sul ghiaccio e quella sensazione di non avere assolutamente idea di cosa stessi facendo, di cosa dovessi fare, di cosa potesse significare il ghiaccio. Avevamo fatto il Candelone in uscita, parecchio magro, che col suo bel 4+, per essere stato il quarto tiro su ghiaccio della mia vita mi aveva davvero provata fisicamente e anche mentalmente. Ricordo infatti che ero lì in mezzo che guardavo incuriosita le candelette attorno, pensando “ma le potrò toccare? Ma ci posso mettere il piede sopra? Quanto regge? Si spaccano? E se me la tiro addosso? E se mi cade la picca? E se cade la cascata? E se casca il mondo?”. Una sensazione così tanto di novità, di totale assenza mentale per fortuna non mi capita più così spesso in montagna.
Però, il grande però, è che mi ero divertita. E pure tanto!

Goulotte dell’uscita di sinistra

Così l’anno scorso ho fatto altre volte da elemento di disturbo ad Ange e Michele su altre cascate, mica troppe, altre tre, ma loro che non hanno pietà hanno giustamente deciso che se volevo la bicicletta, dovevo pedalare, perciò “questo è quello che offre la casa, ragazzina, se ti va bene vieni e cerca di sopravvivere” e la casa offriva Magic Mushroom come seconda cascata della mia vita che insomma, è come andare a fare una via di VIII quando scali da due mesi. A fine giornata avevo scoperto che avevo dei muscoli in posti in cui non pensavo di averceli, perché mi faceva male qualsiasi, davvero qualsiasi parte del corpo e mentalmente ero totalmente bruciata e pensare che, ovviamente, avevo scalato solo da seconda.

Comunque quest’anno ho festeggiato poco capodanno, anzi, a dirla tutta a mezzanotte stavo già dormendo! Ho una certa età, devo anche aver bofonchiato qualcosa contro i botti perché mi hanno svegliata. Il tutto perché alle 4.30, quasi da anniversario, mi ritrovo in macchina di nuovo con Ange, di nuovo verso Cogne. L’obiettivo era Monday Money, ma siamo un po’ sbronzi, un po’ stanchi, un po’ pigri e sbagliamo l’attacco, saliamo verso Patrì e alla fine ripieghiamo di nuovo su questa! Ange ormai l’ha fatta svariate volte, c’è anche da dire che le cascate, a differenza della roccia, sono sempre leggermente diverse di anno in anno, fatto sta che è di nuovo la prima dell’anno.

Io che fino all’anno scorso avevo fatto tutto con i miei meravigliosi scarponi Simond e ramponi Camp ormai consumati, comunque semiautomatici e adatti per salire l’invernale al Grignone nei giorni di neve poco ghiacciata, ho preso gli scarponi e i ramponi nuovi. Io vorrei solo ricordare che facciamo tutti schifo, che le vie di VI le facevano con gli scarponi e i cunei di legno, le cascate con i picconi e i chiodi da battere dentro e che metà dell’alpinismo che si fa oggi si fa anche perché i materiali ci hanno facilitato di gran lunga la vita. Ma io sono scarsa e quindi, come gli scarsi veri, se ho anche materiale scarso è la fine. Però non tutte le ciambelle nascono col buco e, nonostante l’averli regolati e ri-regolati bene, parto sul primo tiro e dopo due metri perdo il rampone davanti! Un sogno, considerato che erano anche i miei primi due metri su ghiaccio da prima. Auguri, buon anno di spaventi, iniziamo bene! Disarrampico, la prendo come un presagio della malasorte, sarà pure facile ‘sto tiro ma lascio andare Ange che ovviamente a malapena ci si sveglia!

Uscita di sinistra

La giornata in sé è andata comunque bene poi, ho perso il rampone tre volte, di cui due in mezzo al Candelone, ho tirato io le due lunghezze più semplici, il corrispettivo su ghiaccio di quando ero andata a fare lo spigolo nord alla Rocca dei Perti come prima via a comando alternato della mia vita, una specie di sentiero leggermente verticale. Uguale. Solo che sullo spigolo nord a infilare i cordini nelle clessidre era una pacchia, sui facili tiri di Patrì la prima volta che ho messo un chiodo da ghiaccio nel ghiaccio e non è entrato subito eh, diciamo che la morte ti sussurra dolci parole all’orecchio. Auguri! Abbiamo fatto anche l’uscita di sinistra quest’anno, dopo aver fatto il Candelone e poi un po’ di scuola alla base, tra abalakov e progressione.

Ange nel vivo del Candelone

Unica pecca della giornata è che quando eravamo di nuovo alla base, dopo ore che non volevo pensarci, il dolore che sento al piede inizia a essere davvero troppo difficile da non notare. Mi slaccio e tolgo lo scarpone e notiamo che i miei nuovi Nepal sono evidentemente della misura sbagliata: entrambi i pollicioni del piede sono martoriati, il destro meno, il sinistro alla fine tornando a casa si rivelerà proprio un bel problema. L’unghia mi è diventata nera al punto che la notte mi sono svegliata per il dolore. Oki, arnica e iniziamo benissimo l’anno, che ogni livido è un ricordo. Beh, se qualcuno vuole un paio di Nepal numero 41, li (s)vendo ché ho già preso un paio di scarponi nuovi, tanto per fare le solite donazioni di sangue e organi in materiale alpinistico.

In cima

Buoni propositi alpinistici? Continuare a sorridere, quando sono in giro, che a volte mi è sembrato di essermi dimenticata di divertirmi e invece è un’avventura, è un gioco, come tutti i giochi ha delle regole e vanno prese molto seriamente. Crescere sì, ma non perdermi lungo la strada, essere io nelle esperienze, non annullarmi in queste. Avere l’entusiasmo ma non la frustrazione. Essere sempre grata per tutte le persone e i posti che, scalando, sono riuscita a vivere, per tutte le volte, tante, tantissime, in cui non volevo essere in nessun altro posto, per tutte le persone che mi hanno insegnato qualcosa o semplicemente sono l’altra campana di questi racconti, per tutte le volte che ho avuto un po’ meno paura, per chiunque mi abbia regalato anche solo un consiglio, un po’ di tempo o di fiducia. Sappiate che siete stati, nell’ultimo anno e mezzo, un motore di un sacco di prime volte, che forse è l’unica cosa che mi auguro per il 2020, un sacco di altre prime volte e di “mai” infranti.

 

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