La classificazione dei ghiacciai alpini secondo Ardito Desio – 2

di Giovanni Baccolo
(pubblicato su storieminerali.it il 9 novembre 2020)

I ghiacciai uno ad uno
La classificazione dei singoli ghiacciai è fondata sulle loro particolarità geometriche e morfologiche. Queste ultime sono certo influenzate dal clima e dalla geografia, ma anche le condizioni topografiche locali giocano un ruolo importante, come ad esempio l’esposizione ai raggi del sole, le pendenze dei versanti e l’apporto di neve valanghiva. Come regola generale si può dire che l’influenza dei fattori locali diventa sempre più importante man mano che si considerano ghiacciai più piccoli.

Nella sua opera I ghiacciai del Gruppo Ortles-Cevedale Desio presenta una classificazione dei ghiacciai alpini basata su due livelli di ordinamento. Per prima cosa Desio distinse i ghiacciai in 3 ordini:

ghiacciai di I ordine (o vallivi): ghiacciai che occupano il fondo delle valli con lingue ben sviluppate

ghiacciai di II ordine (o secondari): ghiacciai meno sviluppati, le cui fronti non raggiungono il fondo delle valli e che sono perlopiù sprovvisti di lingue ben sviluppate

ghiacciai di III ordine: ghiacciai che per esclusione non rientrano nei primi due ordini.

I ghiacciai di I ordine
I ghiacciai di I ordine sono distinti in semplici e composti a seconda delle caratteristiche del bacino di raccolta della neve (la parte alta dei ghiacciai, dove si accumula la neve e si produce il ghiaccio che alimenta l’apparato). Quelli semplici hanno un bacino di raccolta (o di accumulo) singolo, i composti hanno invece una lingua che riceve alimento da più bacini, assumendo una struttura più complessa.

Il ghiacciaio dei Forni nel 1939: esempio da manuale di ghiacciaio vallivo (di I ordine) a bacino composto. Fotografia di Desio.
Uno schema strutturale del ghiacciaio dei Forni. Sono posti in evidenza i tre bacini e la lingua valliva. Oggi il ghiacciaio è purtroppo molto cambiato; dalla citata opera di Desio.

Nel gruppo Ortles-Cevedale il ghiacciaio di I ordine più importante era sicuramente quello dei Forni (qui sopra), tra i maggiori ghiacciai italiani. Ricevendo alimento da tre bacini, esso era classificato di tipo composto. Il passato è d’obbligo perché il ritiro sempre più intenso ha intaccato la struttura profonda del ghiacciaio. I tre bacini si sono infatti progressivamente separati, fino a diventare unità pressoché indipendenti. Inoltre la lingua valliva che un tempo costituiva la parte bassa del ghiacciaio è quasi del tutto scomparsa.

L’Alta Val Martello e la Vedretta Lunga, uno dei ghiacciai di I ordine a bacino semplice che all’epoca erano presenti nel gruppo Ortles-Cevedale. Fotografia di Desio (1939).

I ghiacciai di II ordine
Più articolata è la classificazione dei ghiacciai di II ordine (o minori); tra di essi Desio distingue:

ghiacciai di pendio: tutti quei ghiacciai che stanno distesi sopra un pendio più o meno inclinato. Sono questi ghiacciai estremamente comuni nelle Alpi e che possono presentare caratteristiche e dimensioni molto diverse a seconda del terreno su cui si sviluppano. Desio li suddivide ulteriormente:

semplici (se poggianti su un versante inclinato uniformemente).

complessi (se adagiati su pendii soggetti a cambi di pendenza o rivolti in direzioni diverse).

Il ghiacciaio pensile del Gran Zebrù, meraviglioso esempio di ghiacciaio di pendio. Fotografia di Barendt (1930).

ghiacciai di vallone: quei ghiacciai che occupano più o meno completamente un vallone, alla stregua dei ghiacciai di I ordine (di cui rappresentano la copia in piccolo) possono essere suddivisi in semplici e composti.

Vedretta della Miniera, si distingue chiaramente la lingua che rende questo apparato un ghiacciai vallivo semplice. Fotografia Chiesa (1929).
Un ghiacciaio vallivo composto: la Vedretta dello Zebrù. Si osservano i bacini di accumulo multipli connessi alla lingua. Fotografia di Nangeroni (1932).

ghiacciai di circo: sono gli apparati più semplici che si possano immaginare. Essi occupano i circhi alla testata delle valli, ovvero quelle strutture concave adatte a raccogliere la neve e a conservare il ghiaccio. Sono i ghiacciai principali della glaciazione di tipo pirenaico.

ghiacciai di terrazzo (o ripiano): ricadono in questa classe i ghiacciai che occupano delle aree pianeggianti poste al di sotto delle linee di cresta.

Ghiacciaio di circo: Vedretta di Lago Verde. Fotografia di Desio (1927).
Vedrette dei Campecc e di Profa: entrambi ghiacciai di terrazzo

ghiacciai di falda: i ghiacciai di pendio che si trovano a piè delle alte pareti rocciose, in situazione analoga a quella occupata dalle falde detritiche.

ghiacciai di cono (o conoide): una tipologia assai rara nelle Alpi Occidentali e Centrali e molto più comune in quelle Orientale. Essi sono i ghiacciai che si formano allo sbocco di canaloni che incidono pareti verticali. Devono la loro esistenza all’accumulo della neve di valanga ai piedi di tali canaloni. Insieme ai ghiacciai di falda sono gli apparati che caratterizzano la glaciazione turkestana.

Vedretta dei Camosci, tra i pochi ghiacciai di falda nell’Ortles-Cevedale. Fotografia di Nangeroni (1932).

Ghiacciai di III ordine
Rientrano tra i ghiacciai di III ordine tutti quegli apparati che per un motivo o per l’altro non possono essere classificati né tra i ghiacciai di I ordine, né tra quelli di II. Si tratta di ghiacciai che tendenzialmente si sviluppano nelle aree sommitali dei versanti e che per questo assumono morfologie particolari. Desio ne identifica 4 sotto-classi:

ghiacciai di pianoro (o vetta): ghiacciai che occupano la parte sommitale e pianeggiante di una cima.

ghiacciai di crinale: simili ai ghiacciai di pianoro, ma invece di occupare una cima pianeggiante coprono i crinali tondeggianti che separano due versanti.

ghiacciai di sella: ghiacciai piuttosto rari che si trovano in corrispondenza di valichi o selle pianeggianti e sono spesso in contatto con bacini glaciali che si sviluppano su versanti diversi.

Vedretta delle Pietre Rosse, un ghiacciaio di pianoro/vetta. Fotografia di Desio (1926).
Vedretta Meridionale del Passo Saent, l’unico ghiacciaio di sella nel massiccio dell’Ortles-Cevedale. Fotografia di Desio (1925).
Vedretta Alta dell’Ortles, un altro impressionante esempio di ghiacciaio di vetta. Fotografia di Fraenzl (1941).

È importante ricordare che questa classificazione è stata pensata e sviluppata per i ghiacciai Alpini e mal si adatta ad altri contesti geografici. Ad esempio i ghiacciai di calotta o di altipiano, comuni nelle regioni artiche, non rientrano nello schema di Desio perché sulle Alpi questi apparati non sono presenti.

Ghiacciai del passato
La scelta di mostrare le varie forme dei ghiacciai alpini utilizzando le fotografie d’epoca di Ardito Desio è voluta. Molti dei ghiacciai ritratti nelle foto non esistono più e i superstiti sono ormai irriconoscibili rispetto ai tempi di Desio. Il rischio che la glaciologia alpina diventi presto una materia da declinare esclusivamente al passato è tutt’altro che remoto. Presto le fotografie potrebbero diventare l’unica cosa che ci rimarrà di tanti ghiacciai delle Alpi.

Queste immagini sono un tributo che ho voluto rendere ai tanti ghiacciai scomparsi nel gruppo Ortles-Cevedale e nelle Alpi intere. Essi non esistono più e al loro posto troviamo morene instabili e cumuli di sfasciumi. La loro scomparsa non va però dimenticata: essa sia un monito che ci ricordi dei grandi cambiamenti che stanno avvenendo sul pianeta.

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