Il viaggio di Giulio

Appuntamento sui social per seguire e per incontrare Giulio Pedretti e fare una parte del suo cammino insieme.

Il viaggio di Giulio
(a piedi dalla Svizzera al Mar Ligure)
di Alessandro Paolini
(pubblicato su piemonteparchi.it il 19 ottobre 2020)

Mi chiamo Giulio, la prima volta che sono andato in montagna non avevo neppure un anno, portato a spalle da mio papà a fare sci alpinismo. In questo 2020 compio 40 anni e voglio festeggiare con un lungo viaggio proprio lì, tra le mie montagne, le mie Alpi“.

E’ questa la presentazione che Giulio Pedretti fa del suo viaggio, o meglio della sua impresa, sulla homepage di My A.L.P.S., sito ufficiale dell’iniziativa.

Giulio vive a Torino ed è videographer: ha studiato cinema (è laureato al DAMS) e lavora nel campo degli audiovisivi e nella produzione di documentari, festival cinematografici, prodotti per la tv, il web e i social media.

Autoritratto di Giulio Pedretti

A dieci anni, racconta, è salito sul Monte Rosa; a quattordici suo nonno gli ha regalato la prima reflex analogica per fotografare la montagna. Dall’unione di queste due passioni è nata l’idea di My A.L.P.S.: andare dalla Svizzera al Mar ligure, percorrendo 1.000 km in tre diverse stagioni, e raccontare il suo viaggio attraverso immagini, da condividere sui social (myalps.eu, @myalps_eu su instagram, @pedrodarimamyalps facebook) con tutti gli appassionati che lo vorranno seguire.

Nel suo cammino intende seguire, con qualche variante, il tragitto GTA, (Grande Traversata delle Alpi) ideato negli anni ’70 e punto di riferimento degli appassionati – quasi esclusivamente stranieri, nota con un po’ di amarezza – per attraversare le montagne meno conosciute. Il tracciato parte dal Passo del Gries, sull’estrema punta nord del Piemonteal confine con la Svizzera e, seguendo tutta la dorsale alpina, arriva alle Alpi Liguri e al mare, dopo 1.000 km tra sentieri, boschi, cime, villaggi, attraversando alcuni dei luoghi più suggestivi del Piemonte e con la possibilità di pernottare in 120 posti tappa.

Giulio ha appena concluso la prima stagione del suo viaggio: a luglio è partito dalPasso della Novena, in Svizzera per arrivare dopo diciotto giorni di cammino, 200 km e 21mila metri complessivi di dislivello, al Santuario di Oropa.

Ha attraversato le valli Ossolane, Valsesiane e Biellesi, appoggiandosi per la notte in 10 rifugi alpini, o pernottando in tenda, b&b e nei punti tappa GTA.

La seconda stagione, che si concluderà nel Parco del Monviso, si è svolta a ottobre 2020, mentre la terza ed ultima, con partenza dal Monviso e arrivo al mare, si terrà nella primavera 2021.

 

 

Piemonte Parchi ha chiesto a Giulio quali sono le motivazioni che l’hanno spinto a intraprendere un viaggio così inusuale e impegnativo per chi, come lui, conduce una vita “normale” scandita da impegni lavorativi e personali quotidiani.

“Le motivazioni sono essenzialmente tre. La prima nasce dalla mia voglia assolutamente personale e non professionale di scoprire meglio il territorio della regione in cui vivo, in tutte le sue sfaccettature. Io sono originario della Valle Sesia e anche sulle ‘mie’ montagne passa il tracciato della GTA che durante il mio viaggio ho scoperto essere frequentata al 90% da stranieri. Il mio viaggio si propone, se possibile, di contribuire a promuovere la fruizione da parte dei piemontesi e degli italiani di questo straordinario percorso che attraversa tutta la nostra regione da nord a sud. Un ulteriore obiettivo è quello di riuscire a raccontare, prevalentemente con le immagini fotografiche, le montagne e la natura ma anche le persone che in montagna vivono. Nella mia prima ‘stagione’ ho sempre cercato il contatto con queste persone, mangiando quello che i pastori avevano da offrimi, dormendo nei posti tappa o nei rifugi, parlando con le persone che incontravo sul mio cammino. E tutto questo potrebbe rappresentare il materiale di base su cui sviluppare nuovi progetti in futuro”.

Ci puoi dare un’anticipazione?
Mi piacerebbe riuscire a organizzare una mostra fotografica itinerante con le immagini dei vari luoghi attraversati dalla GTA e degli incontri sul territorio, per facilitare la creazione o il rafforzamento di una ‘rete’ dei territori locali.

Come si fa a organizzare un viaggio come il tuo?
In realtà lo possono fare tutti, o quasi. Dal punto di vista fisico non è eccessivamente impegnativo perché i tracciati sono percorribili da escursionisti di livello “medio”. Inoltre non è necessario dedicare al viaggio un mese di tempo, come ho fatto io. Alcuni degli stranieri che ho incontrato sul mio cammino mi hanno raccontato che all’estero è normale dedicare ogni anno quattro o cinque giorni delle proprie ferie a un ‘viaggio’ in montagna. Molti amano il nostro territorio e ogni anno tornano per percorrere una nuova tappa della GTA. Si tratta di un approccio diverso rispetto a quello di compiere la classica ‘gita’ dal mattino alla sera, rientrando a dormire a casa propria. Trascorrere più giorni in montagna diventa un’esperienza che senza esagerare definisco “spirituale” ed è oltretutto rilassante e rigenerante rispetto alla vita frenetica che conduciamo. D’altra parte il grande successo che stanno riscuotendo il Cammino di Santiago o la Via Francigena si spiega anche con queste motivazioni. Su modello del primo si potrebbe ipotizzare di rilasciare un “attestato” a chi conclude un determinato percorso anche nella nostra regione, una piccola idea che può incentivare la fruizione del GTA.

Sul tuo sito si legge: “Vieni con me! Sei un trekker o appassionato di montagna? Scrivimi e potremo incontrarci durante una delle tappe a venire, lungo il percorso. Tutta l’esperienza sarà condivisa sui social Facebook e Instagram: segui l’hashtag #MY_ALPS e contribuisci anche tu al racconto!”. Ci puoi spiegare meglio?
Si tratta di un invito a chiunque sia interessato a raggiungermi e a camminare con me, anche solo per un breve tratto: l’incontro è l’occasione di confronto e l’interazione più naturale e spontanea che esista. Tanto per fare un esempio concreto, sono stato contattato dall’associazione ‘Artesulcammino’, che organizza passeggiate abbinate a visite artistico-culturali. A ottobre un gruppo di loro mi raggiungerà e cammineremo per due giorni insieme.

Un’ultima domanda: hai degli sponsor?
Mi sono appoggiato a un’agenzia di comunicazione che mi aiuta nella gestione “social” del progetto, BTREES, in quanto non avevo sufficiente esperienza nell’utilizzo di questi media: si tratta di una collaborazione gratuita nata dalla condivisione di certi valori. Per quanto riguarda veri e propri sponsor, non ne ho, ma non nego che sarebbero graditi e a tale proposito ho anche lanciato un appello sul sito. Non però per “arricchirmi”, ma per coprire anche solo una parte delle spese vive del progetto, che sono totalmente a mio carico. Non intendo però fare come certi influencer che utilizzano i media per farsi pubblicità e trovare finanziatori, il mio obiettivo è totalmente diverso, lo trovo sbagliato eticamente.

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2 Comments

  • In riferimento al commento precedente, a prescindere dall’età, non solo rafforzi il carattere ( concetto su cui ho delle perplessità: non puoi cambairti i temperamento), ma dai un senso concreto alla tua vita.

  • Mi piace molto il concetto citato nell’articolo:

    Alcuni degli stranieri che ho incontrato sul mio cammino mi hanno raccontato che all’estero è normale dedicare ogni anno quattro o cinque giorni delle proprie ferie a un ‘viaggio’ in montagna.

    A me piacerebbe che tale impostazione (abbastanza condivisa anche da no, ma non certo diffusa “a tappeto”) diventasse un’abitudine strutturale. Camminare dei gg di seguito in montagna, anche su percorsi facili e relativamente corti, impegna il fisico e la mente e fa crescere la personalità.

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