Greenwashing del Bel Paese

di Vittorio Manini

Il titolo può sembrare irriverente, ma la sostanza dei fatti può far riflettere. Ha fatto scalpore la recente trovata della azienda Ineos, leader della petrolchimica inglese, il terzo gruppo mondiale dell’energia fossile. Nell’era delle batterie e dei pannelli fotovoltaici, loro lanciano il Grenadier, imponente suv a pistoni e benzina, che potrebbe prendere posto del ruspante e inquinante Land Rover Defender nel cuore dei nostalgici inglesi, che ora vede sospesa la produzione e che ha fatto su e giù milioni di volte per le campagne inglesi negli ultimi 50 anni. Si potrebbe dire che neanche l’elettrico è green, e forse produrre un mezzo spartano e da lavoro (comunque non a prezzi popolari) potrebbe aiutare la disastrata economia british post brexit a ripartire. Ma il punto è quanto segue.

Questa è l’azienda del petrolchimico che investe in un automezzo tecnologicamente fermo agli anni 50 del novecento, ma è anche la principale risorsa del Team Ineos, che ha preso posto nel circus mondiale del ciclismo del team SKY, diciamo il riferimento dell’elite ciclistica mondiale nel Tour de France e nel Giro d’Italia. Anche la nazionale italiana di ciclismo, dove il main sponsor è Suzuki, noto produttore automobilistico, vive quindi dei proventi del comparto automobilistico/petrolifero.

Facendo un parallelo, una situazione simile potrebbe essere di due fratelli, uno intelligente e atletico che all’università non prende soldi, ma che prende la paghetta dal fratello obeso e tossicodipendente che lavora nelle miniere del paese. O mangi questa minestra o salti dalla finestra. Probabilmente il controllo deve essere totale, se il barile crolla, voi crollate con noi, altro che cambiare il mondo a suon di pedalate. Certo, esempi simili di reinvestimento dei capitali possono essere  osservati in qualsiasi parte del globo, d’altronde è inutile nasconderlo, dopo cento cinquant’anni di rivoluzione industriale e polveri sottili nascoste sotto il tappeto, il capitale è ancora in buona parte nelle mani degli imprenditori del settore idrocarburi, acciaio e cemento.

Questa lunga introduzione, porta a introdurre una situazione molto vicina a noi sulle Alpi, dove scavando un po’ più nello specifico alla ricerca dei possibili atti di greenwashing del Bel Paese (o ciò che ne rimane), notiamo come nell’area del Verbano Cusio Ossola, la battaglia del pubblico contro il privato vede molte energie spese a combattere la realizzazione delle centraline idroelettriche private di bassa potenza, in cascata a impianti più grossi o con derivazioni a se stanti, che applicano un curioso sistema ”simil tour de france” che porterebbe a pensare a una possibile volontà di controllo totale delle aste dei fiumi delle valli piemontesi di cui si sta scrivendo.

Le spese le fanno questa volta i pescatori e non più i pedalatori, ma la sostanza rimane la stessa. Nella fattispecie, nell’universo di aiuti europei per combattere la desertificazione dei torrenti, anche dovuta alle famigerate centraline idroelettriche, si stanziano fondi ingenti per i progetti IdroLife, ovvero progetti per la costruzione di opere per la salvaguardia dei fiumi e della loro fauna e flora. Curioso notare che alcuni progetti riguardano opere mirate allo ”scavallamento” degli sbarramenti delle centraline idroelettriche citate prima, per permettere faticosamente ai pesci di ripopolare le aree più vicine alle sorgenti, si tratta di una transumanza naturale vecchia come il mondo, da quando dal Lago Maggiore le grosse trote cariche di uova risalivano il torrente Toce e gli affluenti per deporre nei piccoli rii alpini.

Ciò che conta in questa piccola storia, è proprio la presenza dei fondi di tantissime società elettriche ad aiuto dell’ente statale dei progetti IdroLife, a protezione dell’ambiente. Ambiente compromesso molte volte da loro stessi. Scorrendo i nomi delle aziende idroelettriche dal sito idrolife.eu, i maggiori produttori energetici della zona si impegnano a versare la quota del 40% nei progetti ambientali ideati nelle missioni verdi a difesa dei fiumi. Il 60% rimane a carico pubblico.

Grande responsabilità a riguardo del tema ambientale, o grande controllo sull’arci nemico, sulla nemesi, di se stessi? Mistero italico.

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