Figli di un Oberland minore

di Gianni Perelli Ercolini
(pubblicato su LoZaino n. 9, inverno 2020. L’intero numero di LoZaino è scaricabile)

Dici Oberland e pensi subito al trittico per antonomasia Eiger, Mönch e Jungfrau; l’Orco, il Monaco e la Vergine. La fantasia con la quale sono stati scelti i nomi di queste montagne evoca immagini che molti hanno visto, almeno in cartolina, se non si è avuta l’opportunità di passeggiare nei prati dell’incantevole Grindelwald, dove Heidi è di casa. Immagini che raffigurano il primo baluardo settentrionale, sul quale si abbattono con straordinaria violenza le perturbazioni nord atlantiche.

Delle tragedie, causate spesso proprio dalle perturbazioni di cui si è detto, che si sono consumate nel disperato tentativo di salire la Nord dell’ Eiger prima, ma purtroppo anche dopo, che un’altra tragedia, quella della seconda guerra mondiale, si abbattesse anche sugli alpinisti di allora, sono state scritte pagine e pagine. E anche se la temuta parete nord è stata salita da Ueli Steck in meno di due ore e mezza (due ore ventidue minuti e cinquanta secondi per essere precisi, come si conviene parlando di misura del tempo in territorio elvetico) la fama di questa parete continua ad essere quella di un tempo, quello dei primi salitori che impiegarono quasi cinque giorni per scalarla o dei primi che tentarono di farlo e che su quella parete trovarono la morte dopo agonie interminabili come solo un Orco sa infliggere.

Eiger, Moench, Jungfrau

Dici Oberland e se lo dici a scialpinisti la loro mente corre subito ai Quattromila da fare con le pelli, i Fiescherhorn (Gross und Hinter), il Finsteraarhorn, il Gross Grünhorn, l’Aletschhorn, mete oggi raggiungibili pernottando in rifugi che poco o nulla hanno da invidiare ad alberghi a 3 stelle, eccezion fatta per la qualità del cibo! Non sarà un caso infatti che in tutte le città del mondo si possano trovare ristoranti di ogni nazionalità tranne che di quella svizzera (e di quella inglese a volerla dire tutta).

Dici Oberland e quasi nessuno pensa ai due Quattromila più remoti, Lauteraarhorn e Schreckhorn, le cui vie normali hanno difficoltà alpinistiche di tutto rispetto e per i quali anche l’avvicinamento tutto è tranne che una passeggiata. Ma c’è poi un altro Oberland, quello di cui si vuol parlare in questo articolo, che pur meno noto del primo, può riservare grandi sorprese a chi volesse scoprirlo con gli sci ai piedi.

Punti di partenza possono essere la Loetschental, incantevole valle caratterizzata dalla presenza di una razza di capre dalle lunghe corna e dal pelo lungo per metà, quella anteriore, nero e l’altra bianco, oppure Kandersteg, stazione ferroviaria del tunnel che partendo da Goppestein nella Loetschental, attraversa la catena alpina e immette nella “Mitteleuropa”.

Partendo dalla Loetschental nei pressi di Ferden ci si può dirigere verso ponente per salire il Ferdenrothorn 3180 m o più a sud il Loicherspitza 2843 m, oppure più a nord la Gitzifurggu 2912 m. Partendo da Wiler, con o senza gli impianti a discrezione dell’etica di ciascuno, si possono salire in successione l’Elwertatsch 3208 m e il Birghorn 3243 m per poi proseguire lungo la Petersgrat, una dorsale di circa 2 km sulla quale talvolta atterrano pure piccoli aeroplani, e scendere nella Inners Tal fino a Fafleralp per poi proseguire lungo la strada, chiusa fino a primavera inoltrata, che conduce a Blatten e di qui tornare a Wiler con i caratteristici “postali”.

Da Blatten si può partire oltre che per le mete precedenti, anche per i più impegnativi Tschingelhorn 3562 m o Breithorn 3780 m, uno dei tanti delle Alpi, risalendo una delle vallate che portano sempre a ridosso della Petersgrat dove gli itinerari non sono certo cosi battuti come nel ben più famoso Oberland e dove non di rado si può trovare neve da favola perché vergine come le nubi l’hanno depositata a terra.

In alternativa, o in aggiunta se si ha a disposizione più tempo, si può risalire la Loetschental, raggiungere la Annenhutte e fare base da lì per il Grosshorn 3754 m e il Mittaghorn 3892 m. Sul versante opposto si può puntare al Beichpass 3128 m e da qui scendere sul Beichgletscher per poi salire allo Schinhorn 3796 m, gita questa decisamente impegnativa per le caratteristiche del terreno, per il dislivello e lo sviluppo, visto che il ritorno è possibile solo svolgendo a ritroso il percorso di andata.

Volendo invece unire il piacevole al dilettevole, si può fare base a Leukerbad, nota stazione termale che ha dato i natali a Erhard Loretan il terzo alpinista che ha salito tutti gli Ottomila, da qui salire in funivia al Gemmipass da dove è possibile dirigersi a ovest verso la catena dei Wildstrubel 3243 m, lo Steghorn 3146 m e a est verso i ben più impegnativi Rinderhorn 3446 m, Balmhorn 3698 m e Altels 3629 m montagna quest’ultima caratterizzata da un pendio nord di circa 1.000 di dislivello tutto compreso tra i 35° e i 40°, una vera poesia in discesa con neve trasformata.

Al ritorno da ogni gita sono ad attendervi numerose piscine d’acqua calda all’aperto nelle quali ritrovare vigore per la gita del giorno successivo, magari facendosi aiutare da una cena a base di raclette.

Dal versante di Kandersteg le montagne più interessanti sono quella che appartengono alla catena dei Bluemlisalp, che possono essere salite facendo base alla Doldenhornhütte o alla Bluemlisalphütte, rifugi aperti solo in primavera avanzata ma dotati di locali invernali sufficientemente confortevoli.

Il Doldenhorn 3638 m, la Wyssi Frau 3650 m e il Morgenhorn 3623 m sono le mete più ambite, ma lungo la stessa catena si trovano altre vette altrettanto estetiche e di grande soddisfazione in discesa.

Come è facile constatare nessuna delle mete illustrate raggiunge la fatidica quota di 4.000 metri di altezza sul livello del mare e forse, anzi quasi certamente, per questa ragione hanno come padre quell’Oberland minore che, apparentemente meno interessante, può invece dare soddisfazioni molto maggiori del più celebrato capostipite.

Le gite proposte in questo breve articolo si svolgono prevalentemente lungo itinerari poco frequentati, spesso su terreni glaciali.

Jungfrau, Moench, Eiger

I dislivelli e gli spostamenti sono in genere notevoli. Per il loro svolgimento è quindi necessaria un’adeguata preparazione e altrettanto adeguate capacità di orientamento in caso di condizioni di scarsa visibilità. E inoltre evidente che per le caratteristiche del terreno sul quale si svolgono gli itinerari proposti, gli stessi devono essere percorsi solo con condizioni di neve assestata, ma questa regola, come è noto, deve essere sempre rispettata da scialpinisti responsabili.

Aletschhorn all’alba

Periodo consigliato
Marzo – giugno a seconda delle condizioni di innevamento.
Cartografia
Carta Nazionale della Svizzera, 1:25.000, Fogli: 1247 – Adelboden, 1248 Murren, 1267 Gemmi, 1268 Loetschental;
Carta Nazionale della Svizzera, 1:50.000, Fogli: 263 Wildstrubel, 264 Jungfrau – disponibili anche nelle versioni con itinerari di sci alpinismo.
Bibliografia
Fabrizio Scanavino, Fritz Gansser – Scialpinismo in Svizzera – 411 itinerari scelti (attenzione solo alcune gite di quelle proposte sono presenti nella guida).

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1 Comment

  • Complimenti, bellissimo scritto che descrive un lato dell’Oberland meno noto dei grandi ghiacciai centrali.

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