Etna, la montagna incantata

Tre giorni in quota intorno all’Etna, una delle montagne più affascinanti e “vivaci” del mondo, nella perfetta fusione di paesaggi e ambienti, dalle nevi persistenti fino alle campagne verdissime.

Etna, la montagna incantata
di Grazia Pitruzzella
(pubblicato su Viaggi e cammini, inverno 2020)

E’ conosciuta con il nome Etna (dal fenicio, e significa grande fornace), su alcune carte è possibile trovare anche il toponimo “Mongibello” (dal latino e dall’arabo, montagna), ma qui sull’isola la chiamiamo tutti “La Montagna” oppure in dialetto “A’ Muntagna”, una grande donna che è insieme madre, amante e sorella e che ci tiene tutti stretti a sé con la sua fertilità, l’incredibile varietà paesaggistica che consente ogni sorta di attività e il suo essere sempre nuova e diversa. E dovunque andiamo, di tanto in tanto, la cerchiamo con lo sguardo e non ci diamo pace finché non la scorgiamo. Perché, nonostante la sua vivacità, ci rassicura. L’Etna è un luogo incantato dove perdersi e ritrovarsi, il grande vulcano dove la vita può cominciare, finire e trasformarsi senza posa in una danza che mescola tutti gli elementi.

La perfetta fusione di paesaggi e ambienti, dalle nevi persistenti fino alle campagne verdissime.

Scrigno di biodiversità
È il rilievo più elevato della regione, dall’alto dei suoi 3324 m, ma anche uno dei vulcani più attivi della Terra grazie alla sua intensa e spettacolare attività che richiama moltitudini di visitatori, appassionati e scienziati da tutto il mondo. Il suo esteso territorio e la sua considerevole altitudine racchiudono un vero e proprio scrigno di biodiversità: alle pendici troviamo alberi di agrumi e di ogni tipo di frutti nostrani ed esotici; le colline sono caratterizzate da vigne, meli, noccioli, querce e castagni insieme agli arbusti di ginestra etnea che, salendo, sono sostituiti dagli alti fusti di pino laricio, presente solo qui sull’isola, dai faggi che oltrepassano la quota massima europea, dai boschi di betulla che si fa via via più minuta e contorta, fino a giungere alle temerarie piante endemiche d’alta quota, capaci di far fronte alle rigide condizioni climatiche e all’instabilità dei suoli. Ogni versante presenta una particolare morfologia e una differente vegetazione, risultato della complessa storia geologica e della continua evoluzione, dell’inclinazione dei pendii, dell’esposizione ai raggi solari e dell’intervento dell’uomo.

Lungo il percorso ad attirarci non sono solo i panorami ma anche la varietà incredibile di vegetazione spontanea, che è raro trovare altrove.

Le colate storiche
Il nostro viaggio si svolge sul lato nord-orientale che, diversamente da quello meridionale, emblema del turismo di massa, risulta molto più accogliente perché poco intaccato dall’opera dell’uomo e fortemente modellato da estese colate storiche che hanno ricoperto grandi proprietà e hanno cancellato l’intero comprensorio turistico di Piano Provenzana a 1800 m di quota.

La Valle del Bove è davvero “impressionante” per la vastità e l’assenza di vegetazione.
La meraviglia dettata dalla scoperta è dovuta anche alla grande differenza tra i vari versanti.

Fiori artici e mediterranei
Ci troviamo in un ambiente sorprendente dove lingue di lava rese grigie dalla presenza dei licheni si trovano accostate a pometi, dove il nero lucente dei campi più recenti fa da contorno a inattese isole di vegetazione e dove verdi praterie d’alta quota si alternano a veri e propri deserti che richiamano i paesaggi lunari. Abbiamo scelto una porzione della Montagna che permette di godere costantemente della vista della vetta con il suo pennacchio, espressione di un’attività costante, e di ammirare la maestosa Valle del Bove, le ampie falde del vulcano punteggiate di innumerevoli crateri laterali e i piccoli borghi circondati da coltivi e lingue di lava, la costa ionica dal golfo di Siracusa a Taormina, i rilievi calabri e l’arcipelago eoliano. In pratica da qui si vede tutto, sempre.

La scelta di pernottare in rifugi gestiti e non in bivacchi è frutto di una precisa volontà di dare un contributo all’economia delle Terre Alte, spesso legata a dinamiche politiche che non hanno alcun legame con la vita pratica quotidiana di chi ha scelto di vivere di montagna.

La lava depositata nel tempo offre una vasta gamma di colori e suggestioni.

Tre giorni
per respirare i ritmi lenti della natura e per abbandonarsi al fascino di Donna Etna e della variegata cultura siciliana. L’itinerario di tre giorni verso i crateri prevede la sosta serale in accoglienti e attrezzati rifugi.

1° giorno
Il rifugio Citelli è una delle strutture storiche dell’Etna, da poco rinnovato e a conduzione familiare, ed è aperto tutto l’anno. La casa sorge a 1741 m di quota su un antico cratere coperto da lucenti betulle e dalle ginestre etnee. La sua posizione offre una spettacolare vista sulla costa e sul nuovo apparato del Cratere sommitale di Sud-Est, formatosi nell’ultimo decennio. Disponendo di servizio bar e ristorante e di 21 posti letto corredati di lenzuola e coperte, può accogliere viaggiatori individuali e gruppi ed è un ottimo punto di partenza per diversi percorsi a piedi, in mountain bike e d’inverno di scialpinismo.

Uno scorcio della Valle del Bove, sul versante orientale del vulcano. Da est a ovest è larga 7 km, e, da nord a sud, è lunga 6 km.

Grotte e torrenti effimeri
Il sentiero parte al limitare di un magnifico bosco misto di betulla, pino laricio e faggio, che man mano ridurranno la loro dimensione per far fronte all’impervio e mutevole ambiente d’alta quota. Un percorso mediamente impegnativo che presenta svariati elementi d’interesse naturalistico: un vecchio ricovero di pastori realizzato in pietra lavica, una grotta vulcanica creata dall’importante eruzione storica del 1971, legata anche alla nascita di uno dei crateri sommitali, il levigato basalto degli sciambri, torrenti effimeri alimentati dallo scioglimento delle nevi invernali, e numerose piante endemiche che rendono il paesaggio diverso ad ogni passo, sino a giungere al belvedere con una vista mozzafiato sulla maestosa Valle del Bove e l’insieme dei Crateri Sommitali. Seguiamo il sentiero che continua sulla cresta e poi prosegue in costa fino a incrociare il canalone sabbioso che con una linea immaginaria ci collega al rifugio; scendiamo di quota correndo a perdifiato verso la pace del bosco e poi fino alla strada che porta al rifugio.

I colori della vegetazione in contrasto con i toni scuri del terreno lavico.

Trek
Rifugio Citelli 1741 m, Grotta di Serracozzo 1851 m, Serra delle Concazze 2250 m, rifugio Citelli 1741 m. Tempo di percorrenza: 4 h. Dislivello: +500 m / – 500 m.

Il versante nord-orientale, attraversato dal nostro itinerario, è quello maggiormente modellato dal susseguirsi delle colate ed è il meno frequentato dal turismo di massa.

2° giorno
Dal rifugio Citelli ci dirigiamo verso Piano Provenzana, vecchia e nuova stazione turistica e sciistica, attraverso il bosco fatato di betulla etnea che copre il pianoro ai piedi dei Monti Sartorius, un allineamento di sette crateri risalenti al 1865. Un comodo e soffice sentiero nella fitta pineta ci conduce a un’ampia radura con coperture di ginepro intervallate dai caratteristici cuscini di astragalo siculo e dagli arbusti di ginestra etnea, e solcata dai lisci e fulvidi alvei degli sciambri. Ci troviamo presto a far parte dello straordinario teatro dell’eruzione del 2002, che ha fatto scomparire la quasi totalità delle strutture turistiche presenti all’epoca e ha cambiato le sorti del versante, tra estesi fiumi di lava, inattesi frammenti di bosco, piante colonizzatrici di nuovi territori e decine di crateri secondari ormai inattivi. Il nostro percorso si perde in un’avvolgente faggeta che ci fa dimenticare di trovarci su un vulcano attivo siciliano e scende dolcemente sino alla seconda tappa, il Clan dei Ragazzi, situato nella densa Pineta Ragabo, la più estesa dell’isola.

Trek
Rifugio Citelli 1741 m, rifugio Monte Baracca 1755 m, Piano Provenzana 1800 m, Monte Nero 1930 m, rifugio Timparossa 1840 m, Crateri del 2002 2000 m, rifugio Clan dei Ragazzi 1500 m. Tempo di percorrenza: 6 h. Dislivello: +300 m / -600 m.

3° giorno
Lo chalet Clan dei Ragazzi, posto a 1500 m all’interno della preziosa e silenziosa Pineta Ragabo, popolata di cince e sorvolata da grandi rapaci, è anche un buon punto d’osservazione verso la cima odierna del vulcano, il cono del Cratere di Nord-Est, formatosi nel 1911. Il rifugio è a gestione familiare, gode di sei camere e di servizio bar e ristorante, di un’area adibita a campeggio, postazione barbecue, è un ottimo punto base per escursioni a piedi, mountain bike e a cavallo ed è una location perfetta per la realizzazione di eventi. Il sentiero scende di quota nel bosco conducendoci fino a una deliziosa chiesetta per poi risalire, attraversando la colata del 2002 seguita da quella del 1865, che risultano parallele. Lasciamo la quiete e il riparo della foresta per seguire un allegro single trek tra le ginestre fiorite fino alla base della Bottoniera dei Monti Sartorius. In un saliscendi che offre continue sorprese paesaggistiche, visitiamo l’intero complesso vulcanico per poi tornare al nostro punto di partenza iniziale, il rifugio Citelli.

Trek
Clan dei Ragazzi 1500 m, colata del 2002, colata del 1865, Monti Sartorius 1667 m, rifugio Citelli 1741 m. Tempo di percorrenza: 4 h. Dislivello: +250 m.

In inverno, sul vulcano, anche ciaspole, sci e scialpinismo.

La lava e la sabbia granulosa ci possono “mangiare” le suole. Perciò queste ragazze farebbero meglio a usare scarpe più robuste.
I “sentieri neri” a volte si confondono nei fianchi della montagna.

Programmi per ogni esigenza
L’Etna è facile da raggiungere in aereo (l’aeroporto di Catania è davvero vicino) ma non sempre possiamo portarci dietro tutto l’occorrente per un’escursione in quota o muoverci con disinvoltura se non conosciamo già il territorio e le distanze. Ma, con l’aiuto dell’Accompagnatore, possiamo:

  • noleggiare sul posto l’equipaggiamento utile per il trekking;
  • chiedere l’organizzazione dei trasferimenti;
  • modificare il programma della proposta;
  • prolungare il soggiorno, pianificando altre camminate, sia sull’Etna sia in altre riserve siciliane, come quella, ben visibile dal Vulcano, dei Monti Nebrodi, pochi chilometri più a nord ma “un mondo” molto diverso.

Ad ampi tratti di terra priva di vegetazione, per effetto della lava e della polvere vulcanica, si alternano habitat ideali per la crescita dei boschi e la vita degli animali.
Alcune specie di alberi, come le betulle, per fare un esempio, cambiano la loro forma rispetto a quella che siamo abituati a vedere altrove per meglio adattarsi al particolare tipo di terreno.
Alcuni crateri laterali sono facilmente raggiungibili dalle strade che salgono verso la parte alta del vulcano e il rifugio Sapienza, dunque sono piuttosto frequentati.

Grazia Pitruzzella


Accompagnatore di Media Montagna – Collegio Guide Alpine Lombardia / UIMLA – francese, inglese, spagnolo – Zafferana Etnea / Sicilia.
Telefono: (+39) 349 5636 915
grazia.lamontagna@gmail.com
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www.animamunti.com

Partita con un bagaglio di lingue straniere e l’amore per le piccole cose semplici e le attività all’aria aperta, mi sono incamminata sui sentieri della natura diventando guida escursionistica e istruttore sportivo. Anima Munti è un progetto tanto etereo quanto terreno, si propone di costruire a piccoli e lenti passi una rete che vive al di fuori del virtuale, un mondo fatto di amanti della vita e della natura, guide appassionate, piccoli produttori, strutture d’accoglienza e ristoratori, erboristi, custodi di arti e mestieri e antiche tradizioni, artisti e sognatori, musicisti e maestri di yoga e meditazione, scrittori e giornalisti, educatori e maestri. Siciliana di nascita, ma migrata da piccola nell’Italia del Nord, sono tornata sull’isola dodici anni fa. È qui che i miei sogni hanno trovato terreno fertile, ma si mantengono vividi anche grazie a fortunati collegamenti in tutta Italia, in Europa e nel Mondo, attraverso viaggi, viaggiatori e colleghi guide che sono animati dal mio stesso spirito.

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