Il Comici, un tipico non-luogo! Al bando certi cosiddetti rifugi!

di Bursi Massimo
(pubblicato su La Rivista della Giovane Montagna nel numero 2 dell’anno 2020)

Chiedo alla redazione di non aggiungere, nel titolo, la parola “rifugio” al Comici, poiché Emilio Comici potrebbe rivoltarsi nella tomba per l’errore, anzi l’orrore! Una delle cose che più aborrisco delle Dolomiti sono i rifugi, specie certi tipi di rifugi, quelli che si possono raggiungere in meno di un’ora e mezza di camminata oppure quelli raggiungibili dagli impianti di risalita, insomma quei non-luoghi che certamente non meritano più l’appello di “rifugio”.

Se poi questi rifugi sono dedicati ai grandi alpinisti del passato, sulla cui storia amo passare diverse mie serate, allora il mio disprezzo raggiunge livelli inverosimili. Ho in mente uno degli alpinisti che più ammiro, Angelo Dibona e l’analogo rifugio ai piedi della Tofana di Rozes che ritengo un non-rifugio… ma non è questo l’oggetto della mia riflessione, oggi vorrei parlarvi del rifugio Comici, costruito nel 1955 e dedicato ad Emilio Comici ai piedi della parete nord-est del Sassolungo: un luogo magico sotto un imponente massiccio ancora selvaggio.

Se entrate e chiedete non trovate il classico libro del rifugio ma il libro dei menu… e che menu!

La sala del comici, decisamente non ricorda un rifugio di montagna. Foto: Massimo Bursi.

Aperitivi, cene sontuose a base di pesce, aragoste, ostriche e via dicendo… “una volta arrivati al nostro rifugio sarete accolti da un frizzante aperitivo a base di prosecco, gamberetti alla griglia e calamari fritti… e sarà solo l’inizio della nostra piacevole serata in compagnia” recita il sito web.

E ancora serate a tema dove vi vengono a prendere al Passo Sella con i gatti delle nevi… “Ski World Cup Night, James-Bond-Night, Glitter & Glamour, Anni 80 – le indimenticabile serate a tema presso il rifugio Comici sono ormai molto gettonate…” recita suadente sempre il sito web.

All’esterno solarium, giochi per bambini, area relax e ristoro per i cani… tutto sembra come nelle spiagge e nei bagni della miglior tradizione veneta-romagnola.

Il Comici in una delle tante serate a tema durante l’inverno. Foto: Massimo Bursi.

Infine, chicca finale, bagni avveniristici, futuristici e pieni di luci tanto da sembrare una discoteca… qualcuno su TripAdvisor ha scritto “I bagni sono i più belli delle Dolomiti, vale una visita anche solo per venerare quei cessi” e qualcun altro “la location è mozzafiato, le strutture esterne ben curate ma il bagno andrebbe messo sulle guide fra le attrazioni da vedere!”

Si fa un bel parlare di approccio ecosostenibile, di integrazione con il territorio, di cucina locale, biologica o a chilometri zero… tutte idee e concetti semplicemente spazzati via in nome del, presto e subito, dio denaro!

Le porte dei bagni del “rifugio”. Foto: Massimo Bursi.

Ma a giudicare dai commenti entusiastici riportati su TripAdvisor – 1988 recensioni – la gente arriva, consuma, paga ed apprezza e quindi lo staff ed il direttore della struttura fanno bene ad insistere con quest’offerta di nicchia, tra l’altra ben presentata, dal punto di vista del marketing, anche su riviste patinate e recensita in termini entusiastici perfino dal Corriere della Sera.

Per quanto riguarda il Comici, io mi ritrovo con la definizione di non-luogo, un neologismo coniato dall’antropologo francese Marc Augè per definire quegli spazi costruiti per un fine ben specifico, solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago, insomma spazi in cui le persone si incrociano senza entrare in relazione, sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane, tipicamente centri commerciali, autogrill ed aeroporti…

Il non-luogo, nel nostro caso il non-rifugio, si contrappone al “luogo antropologico” che conserva gli elementi culturali della comunità che vi ha risieduto o che vi risiede con proprie tradizioni, usi e costumi e che su quello spazio ha costruito la propria identità, insomma quello che nell’immaginario potrebbe essere un caratteristico rifugio di montagna.

I bagni del “rifugio”. Foto: Massimo Bursi.

Eppure, non lontano dal Comici, ci sono diversi rifugi con una propria identità e storia, ad esempio, possiamo trovare il rifugio Falier gestito storicamente dalla famiglia Del Bon oppure il rifugio Treviso gestito ora dalla guida alpina Tullio Simoni ed in passato dalla famiglia della guida alpina Renzo Timillero, in arte Ghigno…

Questi sono rifugi, intrisi di alpinismo e di storia, dove ripararsi in caso di maltempo, rifocillarsi, poter chiedere spiegazioni su sentieri, pareti, prepararsi e partire! Mi è capitato di arrivare al rifugio Falier con abbigliamento minimo per poter scalare l’indomani la parete sud della Marmolada con zaino leggero e raggiunto sul sentiero da un improvviso temporale, il gestore spontaneamente mi ha prestato camicia e maglione del figlio fino a quando i miei indumenti non si fossero asciugati sulla stufa. E i Dal Bon quando sanno che vai in parete ti chiedono di lasciare il numero di telefono dei familiari in caso di necessità e pure ti controllano con binocolo!

Ma torniamo al Comici… quando ho scoperto tutte queste novità, io che ingenuo pensavo di trovare qualcosa di interessante relativo ad Emilio Comici o alla sua via sul vicino Salame del Sassolungo, veramente inorridito ho dovuto passare un paio di giornate immergendomi nella lettura dell’alpinismo storico e presente del Sassolungo per riprendermi dallo shock!

Poi ho razionalizzato: cosa possiamo fare contro tutto questo? Ho concluso che basta semplicemente non entrarci e girarne al largo e se tutti facessimo così probabilmente il direttore della struttura tornerebbe a gestire un bagno a Lignano Sabbiadoro ed il Comici tornerebbe ad essere un rifugio.

Ci proviamo?

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6 Comments

  • Arrivati alle 17.05 sotto una brutta acquata (neve e grandine) non ci hanno fatto entrare perché chiudono alle 17.00. Chiamatelo bar, ristorante, pub ma non rifugio.

  • È tanto che non passo, ma è chiaro che l’appellativo Rifugio, non è proprio adeguato, come per tanti altri alberghetti di montagna.
    Quello che un pochino mi dispiace è la dedica ad Emilio Comici. Sono sicuro che la stragrande maggioranza dei frequentatori non sa neanche chi sia questo Emilio!
    Io faccio un paragone con il Rifugio Graffer sul Groste’, sopra Madonna di Campiglio.
    È posizionato di fianco alle piste da sci, in estate ci arrivi in pochi minuti dall’arrivo dell’impianto, ma dentro le pareti sono tapezzate da stupende foto di Giorgio Graffer, che solo per queste, consiglio la visita. Ogni parete parla di montagna e scalate. Il gestore è Roberto Manni, è una Guida Alpina e se hai bisogno ti consiglia sulle gite, le ferrate o le scalate.
    Va detto che il rifugio è proprietà della SAT, però questo da solo non basterebbe.
    Tornando a Comici, spero che si consoli con la dedica condivisa con Emilio Zsigmondy, nell’altro rifugio a lui dedicato, in mezzo alle Dolomiti di Sesto, montagne che lo hanno visto spettacolare protagonista.

  • La sobrietà, il rispetto dei luoghi e della loro storia sono – di questi tempi – in gran parte endemici e silenti mentre la spocchia e la volgarità sono consapevoli e attive

  • Augè e la sua bellissima e potente teoria sui non luoghi l’avrei lasciata perdere. E’ un rifugio che ha perso il suo spirito originario per diventare luogo di aggregazione. un ristorante. anzi, come va di moda adesso. una “location” dove ci si incontra per mangiar e divertirsi in un modo ben preciso e confezionato, dove incontrare una specifica clientela che cerca sé stessa e i suoi simili.dove vedere e farsi vedere.
    Non è un non luogo di Augè. E’ troppo tirato per la giacca. faceva tanto figo dimostrare di aver letto qualche libro in più ma non c’entra nulla. mi spiace.

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