Bambini in montagna

di Laura Posani
(pubblicato su LoZaino n. 9, inverno 2020, l’intero numero è scaricabile)

Nell’ambito delle attività escursionistiche in montagna, svolta da bambini e giovani, un argomento di sicuro interesse per genitori e accompagnatori è quello riferito a tutto ciò che è utile mettere in atto per salvaguardare la salute del piccolo escursionista. Per prima cosa è utile accertare lo stato di salute del bambino, infatti prima di fargli intraprendere una qualsiasi attività sportiva, anche non agonistica, è giusto sottoporlo a una visita medica, se il certificato medico viene rilasciato da un Centro Medico sportivo, oltre all’Elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo, vengono eseguite anche le prove di funzionalità respiratoria. Un altro punto fondamentale per la salvaguardia della salute del minore è verificare la validità della vaccinazione antitetanica. E utile infatti sapere che la spora del tetano solitamente è annidata nel terriccio contaminato da feci di cavallo o di ruminanti, per tale motivo chiunque pratichi un’attività all’aria aperta può venirne contaminato. Se la vaccinazione antitetanica è in regola il rischio di infettarsi viene annullato. Vediamo ora quali sono i problemi che più frequentemente devono essere valutati nell’ambito di un’attività fisica in montagna. Il bambino che viene portato in montagna svolge la propria attività sportivo-ricreativa in un ambiente dalle caratteristiche climatiche particolari, queste caratteristiche che si accentuano man mano che si sale di quota sono:
1 – diminuzione della pressione barometrica;
2 – riduzione della temperatura (di circa 1 grado ogni 150 m);
3 – aumento della ventosità per mancanza delle barriere;
4 – aumento delle radiazioni solari per riduzione della densità dell’aria.

Ognuna di queste caratteristiche climatiche può determinare nell’individuo uno stato di malessere o di vera patologia, qualora non vengano adottate delle norme preventive indispensabili per difendersi da eventuali effetti dannosi.

La diminuizione della pressione barometrica
Porta a una diminuzione della pressione dell’ossigeno atmosferico, questo si ripercuote sul fisico determinando uno stato di ipossia, cioè di riduzione dell’ossigeno a disposizione dei tessuti dell’organismo. La graduale riduzione di ossigeno che si avverte maggiormente al di sopra dei 1500 – 2000 m, obbliga l’organismo a mettere in moto dei meccanismi di compenso per adeguarsi alle nuove condizioni ambientali, in questo caso infatti il cuore aumenta la frequenza dei battiti per pompare più sangue in periferia, mentre anche la frequenza e l’ampiezza degli atti respiratori aumentano.

La patologia provocata dall’ipossia d’alta quota si chiama Mal di Montagna e si verifica ogni volta che l’organismo non è più in grado di reagire sufficientemente con i propri meccanismi di compenso perché, ad esempio, ci si è esposti bruscamente a una quota superiore ai 2000-2500 m, soggiornando poi al di sopra di questa quota per oltre 24-48 ore.

I sintomi del Mal di Montagna si fanno sentire infatti solitamente oltre questo intervallo di tempo e possono essere lievi (inappetenza, cefalea, nausea, insonnia) o gravi (solitamente oltre i 3500 m, edema polmonare o edema cerebrale).

Il Mal di Montagna può colpire sia gli adulti che i bambini, però questi ultimi corrono più rischi proprio perché presentano i meccanismi di compenso ancora immaturi. Per prevenire questi inconvenienti d’alta quota è utile rispettare sempre dei tempi di ascensione lenti per permettere cosi all’organismo di acclimatarsi. Scendere invece velocemente è l’intervento più adeguato quando compaiono i primi sintomi del Mal di Montagna.

La riduzione della temperatura e l’aumento della ventosità
Possono provocare delle patologie da raffreddamento quali il congelamento, quando vengono interessati solo piccoli distretti periferici dell’organismo (mani, piedi, naso, orecchie) e l’assideramento, quando si abbassa la temperatura corporea dell’individuo provocando un interessamento di tutti gli organi interni, compreso il cervello. L’organismo, con la vasocostrizione, che impedisce la dispersione di calore, è in grado di difendersi dal freddo per un periodo variabile. Nel bambino questo margine di tempo è nettamente ridotto, perché anche qui i meccanismi di adattamento e di difesa sono ancora immaturi.

Si ricorda inoltre che una delle fonti di produzione di calore è l’attività motoria, per questo motivo i bambini che, in ambiente freddo o ventoso, vengono portati in spalla nello zainetto per alcune ore, corrono maggiori rischi di congelamento, soprattutto alle estremità degli arti.

Una buona prevenzione delle patologie da raffreddamento comprende:
a) alimentazione ipercalorica prima dell’attività fisica (latte con miele o zucchero e pane con burro e marmellata) e durante (frutta secca, latte condensato, pane e formaggio magro, bevande calde e zuccherate);
b) abbigliamento caldo e asciutto (importantissimo avere sempre un ricambio nello zaino) che oltre che riparare dal freddo ripari anche dal vento.

Si ricorda che soprattutto nei bambini il capo disperde almeno il 30% del calore, quindi coprire se fa freddo e scoprire in caso di ipertermia.

L’aumento delle radiazioni solari
Può provocare congiuntivite (fondamentali gli occhiali con lenti riflettenti), scottature cutanee (ricordare di applicare creme a schermo totale ogni 3 ore) e ipertermia o colpo di calore che si contrasta assumendo bibite fresche integrate con sali, riparando il capo dai raggi solari diretti ed utilizzando un abbigliamento leggero e traspirante.

Punture di zecca e morso di vipera
Un caro amico alpinista, di origini friulane ma soprattutto papà di due bambine in età scolare, mi ha fatto presente che loro, i “papà del nordest”, hanno però un problema in più: le zecche.
E’ vero! Ma non solo loro!

Infatti in Italia sono tre le aree endemiche interessate dal problema zecca portatrice di malattia di Lyme o Borreliosi: entroterra ligure, Carso triestino e goriziano e costa tirrenica della provincia di Messina. Recentemente sembrano essere interessate anche altre zone ristrette, in Lombardia e Piemonte.

Le zecche abitano solitamente e soprattutto il sottobosco ma possono anche trovarsi nei prati dove i nostri bambini si rotolano, quindi possono morsicarne la cute e rimanere attaccate con la testa, succhiando poi il sangue dell’individuo; a questo punto quello che più efficacemente possiamo fare è, a al ritorno dalla gita, fare un bagno o una doccia perlustrando bene la cute e la testa nostra e dei nostri bambini, se la zecca è presente sarà già visibile, avendo avuto il tempo di succhiare il sangue il corpo si sarà ingrossato apparendo come una piccola escrescenza cutanea; per toglierla bisognerà afferrare delicatamente, con una pinzetta, corpo e testa saldamente attaccata alla cute, ed esercitare una leggera rotazione e trazione. Per togliere un po’ di ansia va comunque ricordato che le probabilità di malattia da morso di zecca sono di 1 caso su 100 e che comunque affinché la zecca possa infettare è necessario che resti attaccata alla cute dalle 24 alle 36 ore. A seguito del morso di zecca si raccomanda di informare sempre il proprio medico che istruirà su come monitorare eventuali sintomi a distanza, eritema migrante o lesione cutanea nel punto del morso, che dovranno essere prontamente segnalati. Per quanto riguarda la TBE (meningoencefalite da zecche) causata da un arbovirus, il comportamento e la vigilanza rispetto al morso di zecca è uguale: riferire qualsiasi sintomo al proprio medico soprattutto astenia e similinfluenza. La TBE è endemica nel bellunese, dal 2006 è disponibile un vaccino che in questa zona viene offerto fin dal primo mese di vita.

Per quanto poi riguarda il morso di vipera bisogna da subito distinguere tra questo ed il morso di serpente non velenoso. Il morso di vipera presenterà sempre non più di due punti di inoculo, se si trovano i segni di tre o più denti non si tratterà mai di vipera. L’atteggiamento da usare sarà comunque il medesimo: applicare una benda elastica a monte della ferita, lavare la ferita con abbondante acqua e disinfettare, non succhiare, non somministrare mai siero antiofidico, se possibile immobilizzare l’arto. Somministrare eventualmente antidolorifici e portare a un centro medico ospedaliero per far valutare il quadro.

Un capitolo a parte è rappresentato dai traumi ossei e delle articolazioni nei bambini che vanno in montagna. Bisogna infatti sapere che, fino a conclusione della pubertà, le ossa e le articolazioni non hanno ancora raggiunto la resistenza al carico definitivo. Per questo motivo il sovraccarico statico della colonna e delle articolazioni (zaino troppo pesante accompagnato da discese ripide su sentiero di montagna) può provocare l’insorgenza anche a distanza di forme di artrosi oppure lesioni immediate ai nuclei di ossificazione (punti di allungamento degli arti inferiori) con sintomatologia dolorosa e necessità di riposo e sospensione dell’attività sportiva. Anche per i bambini è consigliato l’uso dei bastoncini per scaricare il peso soprattutto a livello del ginocchio. Per la scelta dello zaino si consigliano quelli appartenenti alla fascia fino ai 30 litri.

Bibliografia
* Cordinamento Scientifico Centro Nazionale Prevenzione Malattie Istituto Superiore Sanità;

* Andrew J. Pollard, Susan Niermeyer et al. (2001), Children at High Altitude: An International Consensus Statement by an Ad Hoc Committee of the International Society for Mountain Medicine, March 12, 2001. High Altitude Med & Biol 2:389-403;

* Moreno Dutto, Marina Cinco, Parassitosi da zecche in pediatria: trattamento e prevenzione. Medico e Bambino, 2011; 30(2):88;

* Gary P. Wormers, Early Lyme disease, N EnglJ Med 2006;354:2794-801;

* Protocollo per la gestione dei morsi di Vipera, Centro Antiveleni Milano

* Valerio Valeriano, Vincenzo Baldo, Encefalite da morso di zecca (TBE) – Dipartimento di Medicina Molecolare, Istituto di Igiene, Università degli Studio di Padova.

Un ringraziamento a Vividolomiti per le fotografie.

 

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