Adolfo Kind

Tra gli svizzeri entrati di diritto nella storia del Piemonte vi è Adolfo Kind, giunto a Torino nel 1891. Grande appassionato di montagna, fece conoscere lo sci nella regione e nel 1901 fondò il primo club italiano di sci a Torino. Una capanna alpina ricorda il “padre degli sciatori italiani”.

Adolfo Kind
(lo svizzero che portò la passione dello sci in Italia)
a cura della Redazione
(tratto da swissinfo.ch che pubblicò un articolo di Guilherme Aquino il 15 febbraio 2011)

Figlio di un pastore protestante, Adolfo Kind nacque nel 1848 a Coira, nel canton Grigioni. Dopo gli studi di chimica si era laureato in Ingegneria a Basilea e si era trasferito in Italia, a Venezia, per andare a dirigere la fabbrica di candele Mira. Dopo alcuni anni nel 1891 si trasferì a Torino, dove creò una fabbrica di lucignoli e stoppini per candele.

Nel 1896 Kind porta a Torino due paia di “assi” di frassino, gli “ski” norvegesi. Le prime “sciate” si svolgono sui prati in collina, o sulle collinette del parco del Valentino. L’introduzione dello sci ha grande successo presso il CAI e il neonato Club Alpino Accademico fondato dai “senza guida” (1904).

Adolfo Kind (1848-1907) immortalato tra le nevi del Piemonte. Foto: digilander.libero.it

Sci in casa a Torino
Con il paio di sci che aveva portato con sé, Adolfo Kind impartì prime lezioni di sci a degli amici nell’inverno del 1896, nella sua stessa villa in via Nizza a Torino. “Invitò dei conoscenti e mostrò loro i suoi sci. Gli amici, piuttosto increduli e curiosi, calzarono gli sci e si misero a imitare i suoi movimenti, come se stessero sciando veramente” scrisse alcuni anni dopo l’italiano Emilio Santi.

Mentre gli sci erano già diffusi in Norvegia e in altri paesi nordici, dove venivano impiegati anche dalle truppe militari, in Italia mossero letteralmente i loro primi passi con Adolfo Kind. L’espatriato elvetico aveva importato gli sci dal produttore di attrezzature Jakober nel cantone di Glarona: due listelli in legno di 215 centimetri con punte sollevate di 20 centimetri, suole e solette costruite con l’ausilio di canne e cinghie di cuoio.

Passare da casa sua alle colline di Torino fu questione di poco tempo. Durante il giorno Kind si esercitava sui monti vicini a Lereno, di notte provava gli sci nel Parco del Valentino, poco distante dalla sua residenza. Lo sciatore svizzero si esibiva volentieri in pubblico, cercando di entusiasmare altre persone alla sua disciplina sportiva.

Sciatori in collina a Torino, 31 gennaio 1937. ASCT, Archivio Gazzetta del Popolo, I 1441D_001. © Archivio Storico della Città di Torino. Foto: Silvio Ottolenghi.

Interesse dell’esercito
Tra i testimoni della passione di Adolf Kind vi era Luciano Roiti, ufficiale dell’esercito italiano e amico dell’espatriato elvetico. Il 12 marzo del 1897 pubblicò un articolo sulla rivista L’Esercito italiano, in cui raccontava le sue impressioni.

Avendo letto qualche tempo fa un articolo nel Bollettino del CAS (Club alpino svizzero), ero curioso di sapere se gli sci potessero venir impiegati anche dall’esercito italiano nelle escursioni in alta montagna per evitare di sprofondare continuamente nella neve. Mi recai quindi con due amici a Balme, nella valle di Lanzo, per seguire le dimostrazioni di Kind“. “La neve era coperta da uno strato di ghiaccio, incapace di sopportare il peso di un uomo in piedi. Eppure, con gli sci riuscimmo a compiere un lungo tragitto in meno di un’ora, lasciando dietro a noi solo i segni del profilo questi pattini di legno” scrisse Roiti.

Adolfo Kind diede un grande impulso allo sviluppo dello sci a Balme. Il villaggio al confine con la Francia, situato a 55 chilometri da Torino, divenne un luogo di grande attrazione per coloro che volevano sperimentare il nuovo sport all’inizio del XX secolo.

L’introduzione degli sci in questa regione, tradizionale luogo di passaggio del contrabbando, aprì tra l’altro nuove prospettive per coloro che attraversavano illegalmente la frontiera a piedi. In molti luoghi era meglio scivolare sulla neve piuttosto che affondarvi i piedi e rischiare di cadere nelle fessure coperte da strati di ghiaccio. Fu anche così che si diffuse lo scialpinismo.

Una placca deposta nel 2008 ricorda ancora oggi il ruolo pionieristico di Adolfo Kind. E a Torino, l’Archivio Storico conserva oggetti, attrezzature e abbigliamenti di quel tempo.

Sciatori alle pendici del Monte dei Cappuccini. Fotografia di Ghidoni-Cappelli, 21 febbraio 1956. ASCT, Fondo Gazzetta del popolo, I 1441D/012. © Archivio Storico della Città di Torino.

Primo club in Italia
L’entusiasmo per lo sci portò in seguito alla creazione del primo club in Italia. Il 21 dicembre 1901, 29 alpinisti e sciatori, guidati da Kind e sull’esempio dei club austriaco e svizzero, fondarono, con sede in via Alfieri 9, lo Ski Club di Torino, una sezione del Club Alpino Italiano (nato quasi 40 anni prima).

Lo scopo del Club è – come racconta la Rivista Mensile del CAI – «di addestrarsi al pattinaggio e alle escursioni cogli “ski” e di dare uno sviluppo allo sport invernale».

I 29 soci fondatori del Club annoveravano quasi tutti i personaggi più aperti dell’alpinismo piemontese di inizio secolo: Ettore Canzio, Giacomo Dumontel, Adolfo Hess, Ubaldo Valbusa, lo stesso Kind. All’adunanza generale del 3 gennaio 1902, Adolfo Kind venne nominato direttore dello Ski Club: non “presidente” ma “direttore”, qualifica che ben rende l’approccio pragmatico del gruppo degli sciatori, meno impostata gerarchicamente rispetto al Club Alpino.
Adolfo Kind, inoltre, era il proprietario dell’omonimo “villino” in via Monti 48, costruito nel 1904 su progetto di Michele Alfonso Frapolli: in stile nordico, con tetti alti e spioventi, non lontano dal Po e dal parco del Valentino, nel triangolo che oggi separa corso Dante da Torino Esposizioni.

In Italia lo sci divenne popolare non tanto come sport su pista, ma piuttosto grazie all’avvento dello scialpinismo per le escursioni tra le montagne. Il primo corso di sci vero e proprio venne organizzato nel 1906 dallo Ski Club di Torino a Sportinia presso la capanna Kind.

Al corso, di quattro giorni, presero parte assieme ad alcuni soci del club anche dei militi del reggimento alpino dell’esercito italiano. Da allora, lo sci è diventato col passare degli anni uno sport molto popolare anche in Italia.

Dopo la morte di Adolfo, perito nel 1907 durante una scalata del Pizzo Bernina, il figlio Paolo riprese la presidenza dello Ski club di Torino e fondò l’Unione ski clubs italiani, da cui nacque nel 1908 l’attuale Federazione italiana sport invernali.

La capanna alpina di Sportinia (Sauze d’Oulx), in Val di Susa, situata su un bel balcone soleggiato a circa 80 km da Torino, rende ancora oggi omaggio alla passione di colui che viene considerato un po’ il “padre degli sciatori italiani”. Oltre che buone piste di sci, adatte soprattutto ai principianti, il sito offre una vista stupenda sulla valle e le montagne. Il rifugio rudimentale, che ospita un ristorante e una locanda, è un tributo al primo uomo che mostrò sul suolo italiano come si poteva scivolare sulla neve con due pezzi di legno posti sotto i piedi.

Oggi, migliaia di sciatori passano ogni giorno di fronte alla vecchia capanna senza nemmeno rivolgere uno sguardo all’immagine di uno dei più grandi precursori dello sci in Italia. La gente vi si ferma semplicemente per mangiare o riposare e solo pochi notano il busto di Kind, dipinto sulla facciata del rifugio, sopra una terrazza in cui i dipendenti del ristorante servono senza pausa tazze di tè e cioccolata calda.

Bibliografia
Magnaghi, Agostino – Monge, Mariolina – Re, Luciano, Guida all’architettura moderna di Torino, Lindau, Torino 1995 , p. 75;
Manzo, Luciana – Peirone, Fulvio (a cura di), Sport a Torino: luoghi eventi e vicende tra Ottocento e Novecento nei documenti dell’Archivio storico della Città, Archivio storico della Città di Torino, Torino 2005 , pp. 70-75;
Camanni, Enrico, L’alpinismo e lo sci in Torino e lo sport. Storie, luoghi, immagini, Archivio storico della Città di Torino, Torino 2005, pp. 13-39.

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