A 11 anni in vetta al Cervino

a cura della redazione di repubblica.it
(pubblicato su repubblica.it il 21 luglio 2020)

Ad appena 11 anni un ragazzino scozzese è arrivato in vetta al Cervino. Jules Molyneaux è salito lungo il versante svizzero, toccando quota 4478 metri, in circa quattro ore. Era accompagnato dal padre e da due guide alpine locali, riporta il quotidiano elvetico Le Nouvelliste.

Ispirato da un’arrampicata fatta con la scuola – riferisce la BBC – ha trascorso gran parte del periodo del lockdown a migliorare la propria forma fisica. Da due anni voleva affrontare la scalata: “Ha continuato ad allenarsi e un anno fa ha iniziato a prendere la cosa sul serio, poi sei mesi fa abbiamo pensato di fare un tentativo“, ha detto il padre, Chris Molyneaux.

Mi sento stanco, felice e sollevato. È stata un’esperienza decisamente stancante – ha aggiunto Jules – e le mie gambe mi sono sembrate gelatina dopo la salita“. L’alba da lassù era “incredibile”. La sua impresa non è tuttavia un record assoluto: a metà degli anni 2000 una bambina di otto anni era arrivata in vetta salendo dal versante italiano.

In vetta, con la bandiera scozzese

L’importante, sottolineano gli esperti, è che imprese di questo siano portate a termine in sicurezza e senza improvvisazioni: nulla a che vedere, insomma, con lo statunitense Patrick Sweeney che anni fa portò i suoi due figli di 9 e 11 anni in cima al Monte Bianco: durante la salita i tre vennero anche sfiorati da una scarica, ma l’imprevisto non fermò l’escursionista che, anzi, dopo avere ripreso quegli attimi difficili vendette il video alla ABC.

Un momento della discesa

 

Sul piano mediatico magari può fare notizia – commenta Pietro Giglio, presidente del Collegio nazionale delle guide alpine italiane e dell’Unione valdostana guide alta montagna – ma io so che ci sono guide che hanno portato precocemente i loro figli in montagna, su ascensioni di questo tipo, quindi non ci vedo nulla di straordinario. Per me dipende dall’allenamento, dalle abitudini, dallo stile di vita. Non mi sento di condannare. Poi magari ci sarà il medico, il fisiologo, che dirà il contrario, che l’organismo del ragazzino a quell’età non è adatto“. E aggiunge: “Ce ne sono sicuramente altri che fanno queste performance ma che non le segnalano“.

Jules davanti al Cervino e il documento che attesta la scalata

Di tutt’altro avviso la guida alpina Lucio Trucco, che sul Cervino lavora da sempre: “Non ha alcun senso portare un bambino di 11 anni, che è in pieno sviluppo, non ha ancora conoscenza del proprio corpo, su una montagna come il Cervino. Secondo me sono delle esasperazioni dei genitori, non del bambino che non sa neanche cos’è il Cervino. Lui viene esaltato dal genitore e quindi viene spinto a farlo“.

I commenti
a cura della Redazione

Ci sono due bimbi che hanno fatto meglio, entrambi figli di due guide alpine di Cervinia e di Zermatt. Sono saliti ai 4478 metri della cima del Cervino a 8 anni e mezzo. Sono Jasmine Corradi, figlia di Nicola, che ha affrontato la Cresta del Leone, la via italiana, più difficile della Hörnli, e Kevin Laubert, figlio di Kurt che all’epoca era anche custode della capanna Hörnli, punto base per salire in vetta sulle orme dei primi salitori guidati da Edward Whymper nel 1865.

Jasmine Corradi salì in vetta il 4 settembre 2004 con papà Nicola che disse: «Me lo chiedeva da due anni e quando ne aveva cinque era già salita ai 4000 del Breithorn. Mi diceva “papà voglio salire sulla croce che c’è in cima”». A 11 anni lo ha rifatto, poi a 13, quindi ancora una volta nel 2015, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni della prima salita. Oggi Jasmine ha lasciato Cervinia ed è in Costa Azzurra, a Cannes.
Quel giorno del 2004 era in vetta anche l’attuale presidente della società guide del Cervino, Laurent Nicoletta:
«Ero con mia madre e un’altra guida. Credo che non porterei mio figlio sul Cervino a quell’età, a meno che non sia lui a chiedermelo. Non mi sento di condannare la salita di un bambino sul Cervino, dico però che occorre farlo con molta prudenza ed essere in due guide, proprio per sicurezza. Ci sono bimbi molto determinati, ce ne rendiamo conto proprio noi guide che stiamo facendo corsi con loro. Proprio un bimbo di quell’età mi sta chiedendo di fare il Cervino». Eppure il suo collega Lucio Trucco insiste: «Il Cervino è faticoso e delicato per un adulto, figuriamoci per un bambino». Lui è salito in vetta la prima volta a 16 anni. E 16 ne aveva anche Hervé Barmasse, che il padre Marco, anch’egli guida, gli propose per consolarlo dopo la rovinosa caduta sugli sci che gli aveva stroncato la carriera in azzurro. I 16anni sono la regola che le guide alpine di Zermatt si sono date come limite di età minima per i loro clienti. Per il biondo scozzese Jules hanno fatto un’eccezione. Hanno giudicato ottima la sua preparazione e i tempi di percorrenza lo confermerebbero: 4 ore per superare 1200 metri di dislivello, dalla capanna Hörnli alla cima (Enrico Martinet)”.

Guido Giardini, anestesista e specialista di medicina di montagna: «Dal punto di vista fisiologico non ci sono problemi. Certo non lo consiglierei, ma dipende molto dalle condizioni di sicurezza e dalla preparazione del bambino. Un tempo si sconsigliava ai ragazzi sotto i 14 anni di andare sui ghiacciai. Non è più un’indicazione da seguire, questione di allenamento».

Un primato senza valore, i limiti dei bimbi vanno rispettati
di Anna Torretta
(pubblicato su La Stampa del 22 luglio 2020)

A quale età è giusto portare i bambini in montagna? Non mi son mai posta questo interrogativo, perché vivo in montagna a Courmayeur. Le mie bambine le ho sempre portate con me nelle giornate libere dal lavoro, in posti piacevoli, dove ritenevo non fosse pericoloso e soprattutto si divertissero all’aria aperta. Le ho portate ad arrampicare, ma anche al lago o al rifugio. La gita, la scampagnata, il picnic con l’amica, in montagna, loro non me l’hanno ancora chiesto di loro iniziativa. Uscire di casa è sempre una battaglia, però poi si incantano a vedere le farfalle, gli insetti, a guardare le nuvole e a raccogliere i fiori per papà e non vorrebbero tornare a casa. Le mie figlie hanno 4 e 8 anni.

Ora, mi chiedo, cosa spinge un bimbo di 11 anni – lui e solo lui – a salire sul Cervino. Se abitasse a Cervinia o a Zermatt, forse potrebbe essere la curiosità. Io sono salita sul Gran Paradiso a 12 anni perché i miei mi hanno portato, perché mi piaceva camminare e avevo fatto altri ghiacciai prima. Ma io neanche sapevo cosa fosse il Gran Paradiso a 12 anni, una montagna e un nome. Certo poi mi sono innamorata di questa scalata, ma alla fine non ero neanche un po’ stanca.

Il rischio è un fattore che non riesco a concepire per una salita alpinistica, una scalata, una gita a cui partecipa un bambino. Ho appena portato una ragazza di 15 anni sul Monte Bianco, passando dal Goûter. Era stata assolutamente una sua idea di arrivare in vetta al Bianco. Ho esposto i pericoli al padre, e abbiamo scelto inizio luglio per evitare le scariche nel famigerato couloir. Abbiamo salito prima il Gran Paradiso per allenarci e poi siamo arrivati in vetta ai 4810 metri. Ha faticato su entrambe le montagne, più nel primo terzo della salita che dopo.

Ho solo letto le motivazioni del ragazzo di 11 anni sul Cervino, non conosco la sua preparazione, la sua voglia di salire. Sicuramente l’immagine di una montagna da scalare, fare fatica per arrivare a una meta, è una metafora molto importante nella formazione dei ragazzi, soprattutto se l’input viene dalla scuola. Ma credo che il problema del limite che porta allo sfinimento, come i pericoli oggettivi di una montagna debbano essere presi in considerazione nel portare in montagna un ragazzino. Non voglio giudicare, ma quello che sembra il record di un bambino, quanto è un desiderio suo o quello di un genitore? Credo che i bambini debbano rimanere bambini. Ma quale valore hanno i record precoci? Hanno valore?

Pubblicato il