Una coperta di neve

Le buone vendite di Una coperta di neve hanno ampiamente certificato che il personaggio di Nanni Settembrini ha ampiamente superato la cerchia degli intenditori, sconfinando nel vasto pubblico. Era quello che sperava l’autore Enrico Camanni, che di certo non ama scrivere per “i suoi simili” e pensa che la letteratura debba ambire a orizzonti ampi (che senso poi avrebbe limitare un orizzonte di montagne?) e usare linguaggi universali. Per troppo tempo la cosiddetta “letteratura alpina” si è autoreclusa per snobismo e paura, ma ora per fortuna si sono aperti i cancelli. L’inserimento de Una coperta di neve nei Gialli Mondadori sarebbe stata una cosa bizzarra anni fa, invece l’esperimento ha funzionato così bene che, su richiesta dell’editore, Camanni sta già scrivendo la prossima avventura della serie. Con Settembrini, ovviamente, e altri personaggi vecchi e nuovi.
Qui di seguito alcuni commenti pubblicati su questo libro, appena letto.

Di­cono che non c’è niente di più chiuso e conservativo delle vallate alpine, ma qui avverti solo vita che pulsa e si trasforma. E poi capisci che tutto si tiene, come un tessuto che ha sfumature dif­ferenti ma la stessa grana. In tempi di orizzonti ristretti e confini sprangati, una bocca­ta d’aria.
Raffaella Romagnolo

Leggetelo, e vi ritroverete nella neve, sotto i cieli, sotto gli alberi, nel freddo, nel sole, è un libro di natura: splendido.
Mauro Corona

Leggerei altre quindici storie della guida e soccorritore & detective alpino Nanni Settembrini, una di seguito all’altra, perché è come con Montalbano: ti sembra di conoscerlo, e che ti riguardi… E poi sei costretto a decidere cosa pensi della vita, perché Settembrini è pieno di bilanci e ripensamenti. Meno male, perché altrimenti sarebbe vittima del suo carattere introverso e della camicia di forza ironica, distaccata, che ha messo alle sue emozioni, nel vano tentativo di anestetizzarle.
Paola Loreto

Il suo esistere è così vivido sulla pagina, così credibile che ti sembra di poter alzare il telefono per invitarlo a cena.
Sara Loffredi

Nemmeno ora che ho finito la lettura posso considerarlo un giallo. Troppo stretta come definizione, e non solo perché non ci sono “pallottole e corde tagliate”. Lo metterò negli scaffali della mia libreria tra Fitzgerald, per la capacità di pensare al femminile, Proust, ovviamente per il valore che memoria e ricordi hanno in Una coperta di neve e Mann, anche se il Settembrini di Camanni, per ora, deve accontentarsi del suo ex suocero Olivier per disquisizioni filosofiche.
Davide Torri

Settembrini è un personaggio pieno di sfaccettature: un padre che ama le proprie figlie, in un modo tutto suo, un uomo appassionato del mondo naturale, un soccorritore legato alla vita da un antico patto silente… Nanni viene accompagnato in questa narrazione dalla neve, la quale diventa pian piano una vera e propria protagonista, ora buona che scende giù in fiocchi, ora cattiva come una coperta di morte.
Davide Pietrafesa

C’è un’intima connessione tra la neve e il giallo letterario, forse perché il rosso del sangue deturpa il candore e lo cambia per sempre. È una bufera di neve a bloccare l’Orient Express in Jugoslavia, innevati sono i paesaggi del giallo scandinavo (Nesbø, Läckberg, Høeg), ma anche gli inverni di Rocco Schiavone, ostinato a portare le Clarks anche sul ghiaccio. Ma quel che distingue Una coperta di neve è l’atteggiamento dell’autore, che cammina a lato del protagonista.
Vittorio Polieri

A lui importa di tutti, importa di tutto: dei ghiacciai che fondono inesorabilmente a causa del riscaldamento globale, di una sconosciuta che sembra ricordare solo i suoni e gli odori dell’infanzia. Sembra fragile come le farfalle che porta tatuate, saprà sopportare l’impatto con la verità?
Irene Borgna

È una coperta dalla trama fitta che sprofonda e leva il respiro.
Luciana Littizzetto

Giocando a cambiare qua e là il punto di vista (seguiamo l’impegno e il disinteressato amore per gli umani del cane da valanga Sally), misurandosi anche con la tecnica metaletteraria del romanzo nel romanzo, Camanni regala un racconto che unisce tradizioni narrative alla Luis Trenker ai più nuovi codici espressivi del romanzo.
Pietro Spirito

A ben pensarci è un libro tutto al femminile: due figlie, una ex moglie ed una compagna, una madre, un’alpinista vittima dell’incidente, una psichiatra che lo aiuta, un’infermiera burbera che svela il suo lato più umano. Sembra che Camanni si sia avventurato in esplorazione di una nuova via: quella dell’universo delle donne.
Franz Rossi

Si vorrebbe diventare amici di uno così. Viene voglia di salire o risalire le sue vette di roccia e di ghiaccio, in uno scenario alpino unico al mondo. E si vorrebbe corteggiare Martina, disinvolta psichiatra attratta dagli enigmi umani e dalle montagne. Il loro viaggio improvvisato, in auto, dalla Val d’Aosta al Sud Tirolo, segue un percorso tra i più belli e romantici che si possano fare con una donna al fianco.
Giuseppe Mendicino

Non si riesce a smettere di leggere, si vuole arrivare in fondo e quando tutto è finito, il mistero è svelato, vorresti poter incontrare Nanni il giorno seguente per le vie del paese alle pendici del Bianco… Le montagne non sono uno sfondo ma una regola e un grande insegnamento.
Nives Cri Mo

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