Sciare In Un Mondo Fragile

“Dobbiamo rovesciare i valori che fino a oggi ci hanno guidati e smettere di avere il profitto come unico fine delle nostre azioni (Marco Emanuele Tosi)”.

Presentazione al libro Sciare In Un Mondo Fragile di Marco Emanuele Tosi

Nel gennaio del 2020, quattro amici decidono di raggiungere Davos in occasione del World Economic Forum e unirsi agli attivisti di Fridays for Future, il movimento ambientalista internazionale di protesta ispirato agli scioperi del clima di Greta Thunberg. Sono Luca Fontana, Giovanni Montagnani, Marco E. Tosi e Michele Dondi: scelgono di partire in treno da Busto Arsizio e di raggiungere la città svizzera con gli sci. Il loro sarà un viaggio di quattro giorni che li porterà ad ammirare la bellezza di ambienti incontaminati e remoti, a vivere più di un’avventura, ma anche a interrogarsi sul futuro dell’ambiente che li circonda e sull’impatto ecologico di ogni nostra azione. Esiste un modo più consapevole e attento di frequentare i luoghi selvaggi? Possiamo pensare a un approccio alla montagna che si emancipi dalla logica del turismo mordi e fuggi, della vetta a tutti i costi, del selfie su Instagram? Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, ma è possibile avanzare qualche riflessione, come accade in queste pagine. Quando la fragilità del pianeta è vissuta pienamente sulle tracce effimere lasciate da sci che mai come ora ci erano sembrate così ricche di senso.

E’ un’avventura senza alcun colpo teatrale di scena quella che Tosi ci racconta, è l’idea che gradualmente e con tanto sentimento si dipana dall’intuizione (dal sogno) alla concretezza reale del grande contrasto che oppone oggi i potenti della Terra ai minorenni che sono andati a manifestare a Davos. La matita di Michele Comi sottolinea con vignette che più essenziali non si può la semplicità di un’azione nuda, per tanti priva di significato, dove la catarsi non è all’arrivo, e neppure all’unirsi dei quattro protagonisti ai giovani manifestanti. Il culmine è in un momento intimo, nelle impressioni che l’Autore ci confida in seguito all’incontro con la minuta e infreddolita Greta Thunberg. Una mezza pagina di grande valore, ancora più energica per via del destino incombente di quella pandemia che di lì a poco avrebbe iniziato a modificare il mondo.

Sciare in un mondo fragile
di Marco Emanuele Tosi
MonteRosa Edizioni, collana Gli ellebori
Pagine: 160
Dimensioni: 13 x 20
ISBN: 9788832 260076
€15,90
Leggi estratto del libro

La partenza da Chiesa Valmalenco

Marco Tosi è Guida Alpina dal 1996. Alpinista polivalente, ha al suo attivo tante salite di alta difficoltà su roccia, ghiaccio e misto lungo tutto l’arco alpino nonché prime ascensioni su diverse cascate di ghiaccio.

Da sempre appassionato delle montagne della val d’Ossola, è proprietario del rifugio Monte Zeus che ha gestito per 15 anni. Da più di 20 anni partecipa a gare di corsa in montagna e di scialpinismo, tra cui 10 edizioni del Mezzalama e 5 della Pierra Menta. Durante una spedizione alle isole Svalbard ha effettuato nuove salite e discese di sci ripido sulle montagne intorno al Trygvebreen.

Nel 1996 ha salito il Cho Oyu 8201 m con un’ascensione in stile leggero (una spedizione di sole due persone), senza portatori né ossigeno supplementare. Ambientalista convinto, porta avanti in prima persona diverse azioni a tutela del territorio montano.

Per le vie di Davos

Per il particolare spessore di cui sono intrise, abbiamo scelto di riportare qui le due ultime pagine del libro, un capitoletto finale che l’Autore ha intitolato:
Nota conclusiva
Se durante l’avventura che ho cercato di racconta­re – e che ha rappresentato per me uno dei momen­ti di massima espressione di libertà personale – mi avessero detto che due mesi dopo mi sarebbe stato vietato varcare l’uscio di casa e che non avrei potuto vedere la mia famiglia, avrei senza dubbio pensato a un brutto scherzo.

Ma in quei lunghi giorni, che da appassionato frequentatore della natura non posso definire che “di prigionia,” mi sono spesso interrogato sul perché questo viaggio a Davos sia stato così importante per me e abbia continuato a lavorare dentro di me al punto da spingermi a scriverne un libro.

Sono certo che la risposta non sia una sola, ma la ragione principale risiede senza ombra di dubbio nel significato che ha avuto per noi questa avventura.

Non eravamo alla ricerca della difficoltà, né vo­levamo mettere alla prova la nostra tecnica. Non ci interessava la velocità e non siamo stati partico­larmente attenti all’estetica delle nostre linee. Non eravamo a caccia di “panorami mozzafiato” – ma di quelli madre natura è prodiga e ne abbiamo avuti tanti. Abbiamo vissuto in modo il più possibile au­tentico la connessione con gli ambienti che abbiamo attraversato, prestando attenzione a tutti i segnali che da essi abbiamo ricevuto.

Abbiamo cercato di non “abbandonarci alla bellezza”, nel senso di non limitarci a godere della me­raviglia che ci circondava, ma di mantenere alto il livello di consapevolezza.

L’amore che abbiamo maturato per la montagna in tanti anni di alpinismo ci ha stimolato a voler por­tare un messaggio di protesta verso uno stile di vita che minaccia tutto ciò che ci è caro, non ci rappre­senta e, soprattutto, mette profondamente a rischio il futuro dei nostri figli e delle prossime generazioni.

Il conto alla rovescia è già iniziato: se vogliamo fermarlo, dobbiamo agire ora.

Pubblicato il

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *