Piccoli ghiacciai alpini

di Giuseppe Leyduan
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 4 marzo 2021)

“Quando il giardino della memoria inizia a inaridire, si accudiscono le ultime piante e le ultime rose rimaste con un affetto ancora maggiore. Per non farle avvizzire, le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare (Orhan Pamuk)”.

Sono rari i libri di montagna che mi hanno lasciato un segno profondo, immergendomi in lunghe riflessioni e al contempo facendomi provare emozioni intense.

Giovanni Baccolo, giovane alpinista e ricercatore dell’Università di Milano-Bicocca, ha trascorso diversi anni tra le Pale di San Martino, il più grande gruppo dolomitico, facendosi accompagnare da un personaggio d’eccezione: Bruno Castiglioni (1898-1945), fratello del più citato Ettore, grande appassionato di montagna e considerato il più importante glaciologo dolomitico degli Anni ’30 e ’40.

Ghiacciaio del Travignolo (Pale di San Martino) nel 1922.
Bruno Castiglioni

Con sé ha un patrimonio fotografico di prim’ordine: circa seicento scatti delle Pale di San Martino, scrupolosamente ed ordinatamente archiviate da Castiglioni e contenenti tutte le informazioni essenziali per un ricercatore come Giovanni, innamorato delle montagne e dei suoi ghiacciai. Perché seguirne le orme? Perché raccogliere quello sterminato bagaglio di memoria alpina? Cosa cercare ancora tra quelle montagne?

Giovanni ama gli ambienti freddi. Ce l’ha mandato tra di noi il futuro rovente, affinché possiamo capire. Suo è un recentissimo studio sulla jarosite, minerale presente sia in Antartide che su Marte, qui diffuso notevolmente. Ma Giovanni ama soprattutto i ghiacciai alpini.

Il glacionevato della Busa dei Camosci. A sinistra la Cima dei Burelòni (1922).

Ci sono sette gemme tra le Pale di San Martino con le orme di Bruno Castiglioni.
Giovanni è una persona dotata di notevole umanità: capisce al volo che il suo primo dovere è quello di accarezzare la memoria. I ghiacciai stanno scomparendo e con essi anche i grandi personaggi che li hanno amati e studiati.

Scendendo la Val di Strutt, sull’omonimo ghiacciaio (1926).

Incontra Tita (Giovanni Battista), si fa raccontare del padre e riempie il suo zaino con quelle foto. Poi parte per studiare uno ad uno i ghiacciai delle Pale, uno più affascinante dell’altro.

In diversi anni di ascensioni si porta esattamente dove Castiglioni ha scattato le foto e compiuto i suoi studi, quasi cent’anni fa. Il suo intento è illuminare la memoria di un grande uomo e di portarcela fino a noi.

Tutto questo diventa un libro formidabile: Piccoli ghiacciai alpini. Sulle tracce di Bruno Castiglioni tra le Pale di San Martino.

Non conosco le Dolomiti, nel senso che non ci ho mai compiuto escursioni. E confesso che non mi hanno mai particolarmente attratto. Adesso so che ci andrò perché tra quelle pagine ho scoperto un mondo straordinario.

Grandiosa vista del ghiacciaio di Strutt, ripreso nel settembre 1924 dalla cresta delle Ziròccole.

Il libro è autorevole ma mai noioso. Il linguaggio è elegante ed accattivante, il testo sempre accurato nelle descrizioni, corredato da note che sanno colmare ogni dubbio. Il formato 20×20 consente di apprezzare le innumerevoli e bellissime foto di Bruno Castiglioni (documenti storici eccezionali) e quelle di Giovanni Baccolo, tutte con ricche didascalie.

L’autore ci narra di uomini, di montagne e di glaciologia in modo scientifico ed entusiasmante, accompagnando il lettore in un viaggio commovente, tra parametri climatici che oramai non esistono più. Ma Giovanni l’ho anche tanto ammirato nel racconto della famiglia Castiglioni, impregnata di alti valori come il senso dell’altruismo e del sacrificio, ormai in esilio nella nostra epoca.

La famiglia di Bruno Castiglioni: la moglie Carla insieme ai loro bambini, Brunella e Giovanni Battista. Agosto 1935, nei dintorni di Garès.

Una famiglia che ha perso prematuramente sia Bruno che Ettore a causa dello sfacelo umano provocato dalla Seconda guerra mondiale. Un terribile e lacerante destino accomuna i due fratelli, proprio mentre sono impegnati ad aiutare il prossimo. Non sarà difficile chiedervi perché sono sempre le persone migliori a lasciarci soli di fronte alle avversità.

Altipiano delle Pale – Ghiacciaio della Fradùsta (1922).

Tra queste pagine si incontrano anche i primi studiosi di glaciologia e i primi alpinisti sedotti dalle Pale di San Martino, e dai loro ghiacciai, con deliziose citazioni che introducono il lettore in questo sconvolgente mondo dolomitico. Il tutto sempre accompagnato da foto magnifiche, schizzi e mappe originali di Bruno Castiglioni.

Il ghiacciaio della Fradùsta osservato dall’altipiano delle Pale (1935).

Piccoli ghiacciai per grandi concetti, scrive Giovanni. Mi ha molto colpito e affascinato scoprire, con precisione e chiarezza, cos’è veramente un ghiacciaio.

E quand’è che possiamo distinguere un nevaio da un ghiacciaio? O da un glacionevato?

Ghiacciaio della Pala nell’agosto 1927.

Noi ormai siamo assuefatti dal rumore bianco, come lo chiama Andri Snær Magnason (autore de “Il tempo e l’acqua”), ovvero dallo tsunami depotenziato di schegge di informazioni sui cambiamenti climatici, sui disastri ambientali, sulle estinzioni e soprattutto, per noi italiani, sul ritiro dei ghiacciai.

Ma sono davvero ghiacciai ciò di cui l’informazione mainstream parla?
Qualcosa che aveva una sua dinamicità, una sua vitalità, un suo respiro, grazie ad un esile equilibrio climatico, oramai sconvolto, può ancora definirsi ghiacciaio?


Piccoli ghiacciai alpini. Sulle tracce di Bruno Castiglioni tra le Pale di San Martino
 di Giovanni Baccolo. Cierre Edizioni, 2020.
Sono molto contento di poter ospitare qui uno scienziato – tutto nostro – dotato di notevoli capacità divulgative, presente su Twitter (@g_baccolo) ed anche attivo con un blog interessantissimo, lanciato recentemente: Storie minerali. Rocce, ghiacci, boschi.

Qui sotto trovate il video con la presentazione dell’autore:

Qui di seguito invece potete leggere un estratto in versione pdf ⇒ leggi l’estratto.

Giovanni Baccolo al Passo delle Farangole, nel cuore della Catena Settentrionale delle Pale di San Martino.

Ringrazio di cuore Giovanni. L’ho conosciuto grazie a Twitter. Pensate che di sua spontanea volontà mi contattò nel 2018 per propormi di pubblicare un suo interessantissimo post: Il Pizzo Scalino, così come lo è anche Il vallone del ghiacciaio del 2019 (ma forse è proprio uno di quelli del libro?). Già allora rimasi molto colpito della sua capacità di scrittura e di descrizione, il tutto ottimamente documentato. Ora, leggendo questa pubblicazione, oltre ai post del suo blog, sono piacevolmente sorpreso. Non si tratta di descrizioni e storie per addetti ai lavori: personalmente apprezzo molto il suo notevole sforzo per spiegare concetti, che in certi casi possono apparire astrusi, con una semplicità davvero disarmante. Ma soprattutto mi ha impressionato enormemente la matura consapevolezza di Giovanni nel soffermarsi sulla memoria, richiamandola come fondamentale punto di partenza per legarci con chi ci ha preceduto. Legarsi a questa “cordata” è un gesto umile e nobile, dotato di rilevante significato nella nostra epoca, così drammaticamente smemorata, su ogni fronte.

Il massiccio della Croda Granda, osservato dal Sass d’Ortiga. Da sinistra si riconoscono: Cima del Coro, Cime del Màrmor, Cima dei Vani Alti, Corda Granda e Sass de Camp (1925).

Grazie al suo account Twitter si possono rintracciare articoli, interviste, post su quella meravigliosa materia che è il ghiaccio (ma non solo, date un’occhiata qui). Insomma, un divulgatore straordinario.

Ghiacciaio del Màrmor.

Non deve essere facile per chi ama e studia il ghiaccio, vederlo sempre più fondersi tra le proprie mani.

Aver potuto ospitare qui Giovanni e aver potuto parlare del suo magnifico ed originale lavoro (un’opera di rara bellezza), è davvero un grande onore ed è certamente il momento più alto nella vita di questo blog.

Questa pubblicazione è stata un dono inaspettato, con tanto di dedica. Ora “staccarsi” da essa, scrivendone qui, non è assolutamente semplice: è come gettare una bottiglia con all’interno un messaggio di SOS nello sconfinato oceano dell’oblio umano.

Questo libro credo che possa essere un eccellente punto di riferimento anche per altri gruppi montuosi.

Sarebbe un sogno poterlo realizzare per i ghiacciai delle Valli di Lanzo.

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