Orco, le 100 più belle fessure

Presentazione di Alessandro Gogna della guida di Paolo Seimandi, cm 12,5×18, 184 pagg, ISBN: 978-88-945265-0-9, euro 20,00.

E’ con particolare piacere che mi accingo a presentare la nuova guida di arrampicate in Valle dell’Orco, Orco, le 100 più belle fessure, di Paolo Seimandi, davvero fresca di stampa (luglio 2020, Maurizio Oviglia Edizioni).

Non posso non andare con il pensiero al lontano febbraio 1980 quando assieme a Gian Piero Motti pubblicai Escursioni e Arrampicate nel Canavese vol. 1, la prima guida alle arrampicate di fondo valle che riassumeva otto anni di esplorazioni, iniziate proprio da Gian Piero e da me l’8 ottobre 1972 con le ascensioni della via dei Tempi Moderni al Caporal e la via Machetto allo Scoglio di Mroz.

Nell’aprile 1987 fu la volta di Arrampicate in Valle dell’Orco, di Maurizio Oviglia e Roberto Mochino: la guida era più che giustificata dall’enorme sviluppo di cui in quindici anni la valle era stata oggetto, tanto da meritare l’appellativo di Yosemite italiano. Ed è con gioia che ricordo che detta guida fu pubblicata dalla mia casa editrice, la Edizioni Melograno.

Nell’aprile 2000 Maurizio Oviglia pubblicò, con Edizioni Versante Sud, Rock Paradise, arrampicate classiche, moderne e sportive nelle valli del Gran Paradiso, l’ulteriore aggiornamento: cui Oviglia fece seguire nel settembre 2010 Valle dell’Orco, dal trad all’arrampicata sportiva (sempre con Versante Sud). Oviglia aveva continuato nello sviluppo di quel concetto monografico che era già presente nella guida del 1987.

Paolo Seimandi abbandona questo solco e fa una scelta ristretta e soggettiva delle vie che presenta e descrive. Anzitutto limita la trattazione alle vie che presentano o esclusivamente o in larga misura delle conformazioni a fessura: con ciò privilegiando il criterio dello stile, un clean climbing in fessura e completamente o quasi da proteggere.

Seimandi fa proprio il concetto che, grazie a nut e friend, possiamo arrampicare in modo completamente “clean”, ossia senza le protezioni fisse degli spit e spesso facendo anche a meno dei chiodi tradizionali. Si tratta di arrampicata “trad”, pratica ed etica innovativa nel panorama dell’arrampicata.

Ormai erano stati “sdoganati” anche i monotiri e le short climb, cioè la salita trad di fessure, pratica che Maurizio Oviglia, Roberto Caneparo e Roberto Perucca avevano iniziato, per non parlare delle iniziative di Mike Kosterlitz sulla sua fessura, di Patrick Edlinger sulla Fissure du Panetton, di Andrea Giorda su Sitting Bull.

Dopo che i fuoriclasse inglesi Tom Randall e Pete Whittaker visitarono più volte la Valle, e dopo le varie edizioni dell’Orco trad meeting organizzate dal Club Alpino Accademico Italiano, ci si è accorti che il clean climbing incuriosiva sempre più le nuove leve, specie quelle che si erano avvicinate all’arrampicate tramite il bouldering.

Nella sua introduzione, Paolo Seimandi chiarisce molto bene quali sono le caratteristiche dei 123 itinerari presentati, su 29 settori descritti: “la scelta non è stata affidata a oscuri algoritmi, ma a criteri più o meno soggettivi, quindi non necessariamente condivisibili”. Una “sorta di tributo all’estetica e alla bellezza delle linee”.

E’ superfluo dire che le vie sono accuratamente descritte, con l’ausilio di fotografie con tracciati e tante, tante immagini di arrampicata.

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