Le terre immaginate

di Ercole Giammarco
(pubblicato su itacatheoutdoorcommunity.it il 20 ottobre 2020)

Una carta geografica del mondo che non includa il paese di Utopia non è degna neanche di un’occhiata, poiché taglia fuori il solo Paese al quale l’umanità anela sempre ad approdare […]. Il progresso è la realizzazione di questa serie progressiva di utopie (Oscar Wilde)”.

Che cosa hanno in comune le mappe geografiche e i libri? È la domanda da cui parte un raffinato e coinvolgente libro pubblicato meno di un anno fa dalla casa editrice Salani – Le terre immaginate, un atlante di viaggi letterali – e che porta il curatore – Huw Lewis-Jones (storico, direttore editoriale, art director e instancabile viaggiatore) – a intraprendere un viaggio (è il caso di dirlo) fra le opere letterarie di grandi scrittori e fra le mappe con cui l’umanità ha descritto il mondo come era o come se lo immaginava.

Foreste del Tarvisiano, ruscello in autunno. Foto: Mario Verin.

A questa domanda il libro risponde quasi subito: “Scopo principale di qualsiasi tipo di mappa è organizzare il caos dell’informazione in una forma efficiente scegliendo attentamente e con una finalità precisa ciò che va incluso. E ciò che va lasciato fuori. Ogni cartografia è una forma di compressione”.

L’identica definizione può essere applicata a un libro, qualsiasi libro: le vicende dei personaggi di un romanzo, la descrizione di un periodo storico, una tesi di filosofia morale organizzano il caos della Vita e cercano di darle un senso efficiente e selettivo per riuscire a decifrarla.

Poi, e qui cadiamo nella banalità – ma un giorno qualcuno scriverà un elogio della banalità – sia una mappa che un libro servono a intraprendere un viaggio.

Terre immaginate compie il piccolo miracolo di portare il lettore contemporaneamente dentro un viaggio intellettuale e geografico. L’elegante apparato iconografico di mappe antiche e moderne dialoga con un disordinato carosello di libri, scrittori, citazioni letterarie: dalla prima mappa della storia  dell’uomo, quella del giardino dell’Eden, si salta disinvoltamente alla mappa del bosco dei Cento Acri, dove Christopher Robin incontra il suo amico Winnie the Pooh nella celeberrima saga per bambini di Alan Alexander Mine, o alla carta geografica che illustra il libro di Graham Greene, Viaggio senza mappa che è il diario (reale) dello scrittore sulle tracce del viaggio (immaginario) che Joseph Conrad fece fare al protagonista di Cuore di Tenebra (divenuto poi uno dei più vertiginosi viaggi cinematografici della storia di Hollywood, quello del capitano Benjamin Willard (Martin Sheen) in Apocalypse Now, che a quel libro si è ispirato).

È un volume che non va letto ordinatamente, dalla prima all’ultima pagina, perché si perderebbe quel senso rapsodico che lo anima e lo rende affascinante: cosi, spiluccando fra le sue pagine, ci imbattiamo in Jorge Luis Borges e in una sua vertiginosa riflessione proprio sulla necessità, per ogni forma d’arte, di essere sintetica, e non diventare un simulacro che cerchi di competere con l’originale: “L’Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa d’una sola provincia occupava tutta una Città [] Col tempo, codeste Mappe Smisurate non soddisfecero e i Collegi dei cartografi eressero una Mappa dell’Impero che uguagliava in grandezza l’impero []. Le Generazioni successive compresero che quella vasta Mappa era inutile e non senza empietà la abbandonarono alle inclemenze del sole e degli inverni”.

Accanto a questa piccola gemma trovi una splendida mappa cinquecentesca della Norvegia e di una parte della Russia. E continuando a passeggiare fra un particolare del grande Atlante Catalano (1375) e una riflessione di Umberto Eco, soffermandosi su una riflessione di Plutarco illustrata da una mappa giapponese del 1800 e passando con disinvoltura da Cime Tempestose di Emily Bronte ad Alice nel Pese delle meraviglie di Carroll Lewis si arriva alla tesi che sottotraccia percorre tutto il libro: “[Questo posto] non è segnato da nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai”. Chi poteva scriverlo se non Herman Melville, l’autore di Moby Dick?

Post scriptum.
Ci sono alcuni libri in cui mappe geografiche e mappe mentali coincidono, o meglio dalle prime scaturiscono le seconde. Ve ne segnalo qualcuno qualora voleste intraprendere grandi viaggi per i quali non avete bisogno dei vostri scarponi.

A cominciare dall’Isola del tesoro di Louis Stevenson, un’avventura che si snoda proprio intorno a una Mappa del Tesoro. Se l’avete derubricato fra i “libri per ragazzi” vi consiglio di riclassificarlo e inserirlo alla voce “i cento libri più belli di sempre”.

Poi mi viene in mente Strade Blu: il trentottenne Least Heat-Moon perde il suo lavoro di insegnante, il suo matrimonio fallisce e allora, rimasto senza soldi e senza donna, decide di andare a zonzo per l’America, accompagnato da tre libri: Alce Nero parla  di John Neihardt, Foglie d’erba di Walt Whitman… e un vecchio atlante dove le strade secondarie sono colorate, appunto, di blu e lo guidano nell’America interna e rurale che da sempre nasconde il volto autentico di quel Paese. E, saltando di palo in frasca, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, di Umberto Eco, una erudita e divertita scorribanda fra tutte le Terre mai esistite, dalla capanna dei sette nani ad Atlantide, dal tempio dei Thugs di Salgari all’Ultima Thule.

A volte questi luoghi leggendari hanno stimolato esplorazioni reali e così, inseguendo un vecchio sogno, viaggiatori di ogni Paese si sono trovati a scoprire una nuova terra.

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