La notte tra i due inverni

Presentazione di Alessandro Gogna del libro La notte tra i due inverni di Alberto Sciamplicotti
(AlpineStudio, 2019, 170 pagg., euro 15,00)

Conoscevamo già Alberto Sciamplicotti per i suoi bellissimi libri, I vagabondi delle nevi (2013), L’incanto dei passi (2017) e soprattutto Rotti e stracciati (2000). Per questi titoli in pratica lo abbiamo “condannato” a non deluderci mai! E questo è avvenuto puntualmente con l’ultima sua fatica letteraria, La notte tra i due inverni (Alpine Studio, 2019).

Leggere La notte tra i due inverni è come riconoscere in profondità che a tutti noi è capitato di trovarci nel bel mezzo di un passaggio, sul limitare di una porta buia ma aperta tra due mondi, entrambi assolutamente nostri, in comunicazione tra loro grazie al nostro dolore. Il protagonista è come sospeso in questa mancanza di luce, e Alberto Sciamplicotti gli si rivolge per tutto il libro dandogli del tu, sottolineando con questo semplice artificio a chi l’autore si riferisca veramente.

Nei capitoli che scorrono veloci tra due inverni temporali in cui svolge il racconto, il protagonista Livio vive in una continua e faticosa insicurezza dovuta non solo alle avventure via via vissute (in montagna, nello studio universitario, in vacanza come in amore), ma anche alla sua temporanea incapacità di vivere appieno il presente perché ingombro di ricordi molto forti. Le emozioni passate (prima fra tutte la fine dell’intenso rapporto con Paola, talvolta dolorosamente richiamato nelle eccezioni al reciproco silenzio e insopportabile lontananza) gli sembrano sempre preferibili a quelle presenti: o perché queste sono prevedibilmente scialbe o perché sospette d’essere foriere di sofferenze magari anche maggiori.

Alberto Sciamplicotti

Gli episodi narrati sono acutamente mirati sulla precisa sensazione di non voler affrontare alcun tipo di futuro. Nel caso delle avventure alpinistiche questo non meraviglia: la crudezza di alcune situazioni è tale che là davvero non ci può essere nulla di desiderabile, se non il fortuito rimanere in vita. Nel caso invece di una spensierata vacanza sarda o delle varie gite scialpinistiche, dove l’autore è molto bravo a esprimere il piacere della compagnia e del movimento nel mondo magico della neve, il lettore, tifando per il protagonista, a volte rimane deluso dal suo immancabile e repentino cambio d’umore, che gli tramuta una situazione da piacevole e intrigante a penosa e insopportabile. La transizione è ancora una volta rimandata o, meglio, non è stata ancora riconosciuta come scorrere di vita.

La catena s’interrompe solo nell’ultimo capitolo dove, a dispetto di un amore fatalmente troppo breve, Livio scopre d’essere anche lui capace di vivere il momento, il qui e ora, su una neve che, se poco prima gli appariva “brutta”, ora scopre essere “perfetta”. Forse la transizione è al suo termine.

 

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