I cento anni della FALC

di Alessandro Gogna

Non sono un socio FALC: dopo l’iscrizione alla Sezione Ligure dal 1960 al 1971, dal 1972 ho pagato la quota al CAAI fino al 1995, allorché mi affiliai all’AGAI. Da quest’anno non sono più guida attiva, perciò ho ripreso a pagare la mia quota al CAAI. Questa serie di passaggi è stata del tutto indolore, visto che stiamo parlando di una formalità, e visto che essere del CAAI o dell’AGAI è comunque una questione di prestigio.

Ebbene: alla mia vita di montagna era mancata quello che era stata la mia appartenenza iniziale a un CAI del cuore: dopo la Sezione Ligure, che ricordo con affetto, non c’è stato più nulla che valesse la pena, oltre alla burocrazia e al prestigio.

Mi ero già accorto che le sezioni del Club Alpino Italiano sono molto diverse l’una dall’altra, e non parliamo della loro storia. Abitando a Milano, ho avuto a che fare con CAI Milano, CAI-SEM, Edelweiss e FALC. E quest’ultima mi ha sempre colpito perché sempre mi ha dato l’impressione di una vera associazione. FALC è acronimo del motto, Ferant Alpes Laetitiam Cordibus, un bellissimo augurio di gioia in montagna.

Lezione di autosoccorso

Viviamo in tempi in cui l’associazionismo stenta a trovare una sua strada. Il nostro privato, il poco tempo a disposizione, i social non favoriscono quell’incontrarsi in qualche sede fisica che una volta era così normale. Eppure c’è chi resiste, c’è l’eccezione che conferma la regola.

Nel leggere ciò che è stato scritto dai soci per il Centenario della FALC scopro con piacere la grande ambizione che è alla base di ciascuno di loro, non solo dei cosiddetti “dirigenti”.

Lo si vede dall’enorme amore per l’unico rifugio… “IL” Rifugio: non una costruzione qualsiasi sogno ormai di generazioni fa, non un rifugio-numero da gestire assieme agli altri della Sezione, a volte quasi fastidioso problema più che emblema di un’associazione. Bensì la vostra “casa” in quota.

Lo si vede dal programma socio-alpinistico della celebrazione, che ha previsto una rivisitazione culturale (ma anche sportiva) del Sasso FALC, una struttura un tempo assai frequentata dagli arrampicatori e oggi del tutto in disuso; la ricerca e la valorizzazione di una “Falesia FALC”  su cui fare iniziazione all’arrampicata libera; la ricerca e la gestione di un Sentiero FALC per l’escursionismo; l’invito ai soci che scalano ad aprire nuove vie da intitolare 100 Anni FALC (di queste almeno una definibile impresa rosa perché aperta da una cordata tutta al femminile). E poi ancora attivare i soci scialpinisti per una gita scialpinistica memorabile, cercare di replicare un Campo Base FALC dove gli associati possano ritrovarsi, anche con le famiglie, per attivare amicizie e salite; pubblicare un Libro dei 100 anni per riunire in una sola memoria i principali eventi del primo secolo di vita dell’associazione.

Ma occorre aggiungere ancora la pubblicazione di una raccolta “La FALC consiglia, le xx più belle…”, l’aggiornamento della guida del rifugio FALC in Val Varrone, l’organizzazione di eventi per celebrare lo storico compleanno, anche al fine di raccogliere fondi a sostegno delle celebrazioni.

Lo si vede dall’orgogliosa festa con la quale è stata inaugurata il 26 ottobre 2019 la nuova sede.

In uno dei tanti scritti che ho letto, il socio Olivier Bohrer sottolinea come FALC non sia motto guerriero com’è stato spesso il caso nel passato (la lotta con l’Alpe, ecc.), bensì il voler portare felicità grazie alla montagna: “Poco importa l’età, il livello, il mezzo. Giovani, vecchi, lenti, veloci, forti, meno forti, a piedi, con gli sci, con le ciaspole o con la bici, camminando, arrampicando, sciando, … Ferant Alpes Laetitam Cordibus. E’ quello che conta”.

Uno dei soci più giovani, Papik Villa racconta di come s’innamorò della palestra indoor che la FALC aveva costruito: “Ero un 13enne, figlio di un grande uomo di montagna e stavo vivendo una sorta di rifiuto verso il mondo dell’arrampicata; troppo dure le sveglie alle tre per andare a fare il Dente del Gigante, troppo lunghi gli avvicinamenti per delle cime che mi attiravano ma senza riuscire a sentirne la ‘chiamata’. Un vero e proprio rifiuto di continuare a seguire il papà. Fu allora che un amico di scuola mi disse ‘ma sai che a Milano esiste una piccola palestra che fa corsi per ragazzi. Ti va di andare a provare?’
Intimoriti al massimo, andammo verso questo oratorio in zona Viale Cenisio e dopo aver girato 30 minuti alla ricerca della parete qualcuno ci indicò uno scantinato. Chi mai avrebbe potuto immaginare che da quel sottoscala sarebbe nato un amore?!”… “per noi quella palestra fatta di polvere sudore e magnesite, era come un garage per una rockband agli esordi”.

Rifugio FALC alla Bocchetta di Varrone (Alpi Orobie)

Carlotta Jesi ci racconta della sua passione per la montagna, scrivendo anche a nome delle altre socie: “C’entra che è sabato e che i piedi hanno iniziato a fare le bizze da mercoledì. Stretti in una scarpa col tacco o svaccati in una ballerina, sotto la scrivania in ufficio o sui sampietrini davanti a scuola, è come se prudessero. E’ come se, per primi, pregustassero la fuga verso l’alto, il verde, l’aria. Non li tieni, scalpitano. Siam messe male, ammettiamolo: a metà settimana lavorativa, una pedula diventa simbolo di libertà! Uno sberleffo al capo, al foglio excel, alle note della maestra, all’agenda”.

Ora che ho letto questi scritti, ho capito perché ho subito accettato l’invito degli amici Andrea Bavestrelli, Luca Bozzi e del presidente Andrea Taddia. Perché avevo intuito cosa stava dietro a questo lavoro: la voglia di stare assieme e di vivere assieme quelle emozioni che, se condivise (non solo sui social ma nella realtà, nel contatto fisico), si rivelano le sole degne di essere vissute, senza paragone.

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1 Comment

  • Che bell’articolo! Complimenti! Una boccata di aria purissima in questo momento così teso e complicato! Molto bella la riflessione sull’associazionismo: è concetto diverso e indipendente dall’andar in montagna in senso stretto. E’ un di più che si aggiunge alle gioie delle vette. Beati quelli che lo hanno “provato”. Infine molto bello il passo:

    “Poco importa l’età, il livello, il mezzo. Giovani, vecchi, lenti, veloci, forti, meno forti, a piedi, con gli sci, con le ciaspole o con la bici, camminando, arrampicando, sciando, … Ferant Alpes Laetitam Cordibus. E’ quello che conta”

    Cordiali saluti

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