Traversata delle Orobie con gli sci… un sogno nello zaino

di Silvia Favaro
(pubblicato su lozaino n. 9, inverno 2020. La rivista si può scaricare da qui)

Quali sono le emozioni e le sensazioni che si provano nel momento in cui si sta per realizzare un viaggio? Quando lo s’immagina, lo si pensa. Lo si vede crescere e piano piano diventare realtà?
Quell’agitazione e quell’aria quasi infantile che ti viene quando prepari lo zaino e ti metti in macchina verso il punto di partenza… e pensi in continuazione a cosa puoi aver dimenticato, perché di sicuro qualcosa lo hai dimenticato…

C’è qualcosa d’incantato e magico nel compiere un viaggio, una traversata. Forse perché chi viaggia, prima, dopo e durante, è più felice perché il viaggio è arricchimento, avventura, scoperta, cambiamento.

Avete presente un sogno che resta nel cassetto per tanti anni e poi trova la sua realizzazione nel momento perfetto? E quello che è successo nel marzo 2019 quando insieme a 4 amici e soci della Scuola di Scialpinismo Riccardo Cassin di Lecco, in occasione dei 50 anni della scuola, abbiamo portato a termine la Traversata Scialpinistica delle Orobie. Solo altri 5 gruppi prima di noi ci erano riusciti.

Insieme a Stefano Bolis, Massimiliano Gerosa, Jacopo Gregori e Paolo Riboldi, abbiamo spulciato vecchie cartine e vecchi tracciati della traversata, già tentata nell’ambito della scuola in diverse occasioni fin dalla sua fondazione. Eravamo 5 istruttori, 5 scialpinisti, 5 amici, 5 menti e 5 caratteri diversi, spinti in questa traversata da un unico comune denominatore: la passione, quella spinta indomabile verso la curiosità.

Abbiamo attraversato le nostre amate e selvagge Orobie con gli sci, passando in angoli remoti e poco frequentati, accettando all’inizio del viaggio una buona dose di imprevedibilità.

Le Orobie sono le montagne di casa, già conosciute e frequentate, che in questa traversata si sono manifestate nei loro angoli più sconosciuti, senza maschere e finzioni, senza trucchi e ombre. Severe ma sincere, selvagge e difficili ma anche accoglienti e ospitali. Fino a febbraio le condizioni per intraprendere questa traversata sembravano proibitive, ma non partire avrebbe voluto dire per l’ennesima volta rinunciare a questo piccolo sogno… ci siamo incaponiti e, pronti ad aspettarci l’inaspettato, siamo partiti lo stesso. Con nostro stupore, la fortuna ha aiutato noi audaci! Una nevicata ci ha regalato 30/40 cm di neve nuova che ha reso le condizioni perfette: sciate in polvere, passaggi coperti e pericoli contenuti!

L’alchimia fra di noi ha fatto il resto: mai una discussione, decisioni condivise, ruoli definiti, sempre pronti a sostenerci nella fatica. E che fatica! Per dieci giorni su e giù per passi e cime, metti le pelli-togli le pelli, metti i ramponi-togli i ramponi, prendi la picca-metti gli sci nello zaino, rimetti le pelli-metti via la picca, su da un canale-giù da un canale… ogni cambio di assetto indicava un passaggio, una via per proseguire il nostro viaggio, anche là dove il passaggio sembrava non esserci. Qualche piccolo imprevisto c’è stato (una caduta di Stefano per fortuna senza conseguenze, qualche gancio degli scarponi che si rompe, le pelli che non tengono e vanno scocciate) ma mai niente di così grave da poterci bloccare, tappa dopo tappa da Gerola fino all’Aprica. Abbiamo avuto rispetto per loro, e le nostre amate Orobie si sono concesse: ci hanno fatto sentire dall’altra parte del mondo pur stando dietro casa, isolati e lontani dalla civiltà pur essendo solo a un’ora da essa. Aspettarsi l’inaspettato dicevo: lo scialpinismo è meraviglioso perché pieno di sorprese.

Le cose semplici assumono un sapore diverso quando sono in altri contesti, e quando sono condivise con 4 amici lontani dalla vita di tutti i giorni con i suoi condizionamenti: odori, sapori, percezioni e curiosità. In una traversata come questa si abbandonano le proprie abitudini e i propri ritmi per adattarsi all’ambiente, alla montagna, a quello che arriva giorno dopo giorno, ai compagni di viaggio.

Marcel Proust dice: “l’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi“.

E infatti durante la traversata è cambiato tutto: perfino i silenzi.

Il silenzio che abbiamo vissuto nel bel mezzo delle Orobie non è lo stesso che si ha a casa: è pieno, ricco di emozioni, parole non dette ma pensate, riflessioni, sguardi d’intesa e di stupore, di stanchezza e di felicità. Cambiano i panorami. Da fermi, da dove viviamo, si può vedere l’orizzonte ma non è lo stesso che viverlo “da dentro”, che attraversarlo per dieci giorni. Cambia anche il cielo, a guardarlo “da dentro’. Diventa più grande e luminoso, più bello: azzurro e blu durante il giorno, rosa rosso e viola al tramonto e all’alba, scuro e ricco di luminose stelle la notte.

Viaggiare per commuoversi di fronte a un panorama, per capire di non avere niente altro che la propria libertà: oltre l’impedimento del tempo, dove finisce un tramonto e si azzera il giorno.

Viaggiare per vivere al di fuori del confine della monotonia, viaggiare per un sogno lungo 50 anni, o semplicemente per un’illusione. Per cercare noi stessi quando siamo soli, persi nei nostri pensieri, lungo percorsi poco frequentati, nella contemplazione della montagna, per scoprire il mondo con le sue stranezze e le sue meraviglie, per abbandonare e dimenticare, smettere di pensare al quotidiano e perdersi…

La vita è ciò che facciamo di essa.

Noi siamo stati spinti dalla passione, dalla curiosità, dalla voglia di perdere la strada e i luoghi conosciuti per entrare in Luoghi remoti, che non avremmo creduto esistessero. Questa traversata si è rivelata una grazia, un volo, qualcosa che non abbiamo potuto prevedere. Tornare da un viaggio del genere significa portarsi a casa uno zaino ricco di sguardi, sorrisi, situazioni, emozioni e ricordi, orgoglio e autostima.

Uno zaino che ha l’odore di dieci giorni a zonzo per bivacchi autogestiti, ma che ha ancora voglia di esplorare, di partire… ancora troppo vuoto per metterlo via.

Traversata sciistica delle Orobie
Tappe: 10, dalla Val Gerola all’Aprica
Notti: 3 in rifugio, 6 bivacchi autogestiti o di fortuna
Cime: 5
Passi/Bocchette: 16
Km: 133,71
Dislivello positivo: 12.596 m
Dislivello negativo: 12.849 m

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