Per far ripartire il Paese non bastano i fondi e neanche i sogni

(Il caso di Montecristo e l’Asinara lo dimostrano)
di Alberto Luca Recchi (esploratore del mare e scrittore)
(pubblicato su huffingtonpost.it il 6 settembre 2021)

Con il Recovery Fund l’Italia ha un’occasione importantissima per rilanciare la crescita economica in modo sostenibile. Per farlo sarà importante la riforma della giustizia a cui il Parlamento sta lavorando; ma sarà altrettanto cruciale la semplificazione amministrativa, senza la quale sarà difficile spendere le risorse in arrivo dall’Europa.

I fondi, infatti, spesso non sono il problema principale per gli investimenti nel campo della sostenibilità. Ho avuto modo di toccarlo con mano in prima persona, immaginando un progetto rivolto alla comunità e al bene dell’ambiente.

Foto: Reda&Co, via Universal Images Group via Getty

Nel corso della mia vita ho avuto molti privilegi. Ho incontrato balene, capodogli, squali. Ho visitato posti mozzafiato ai confini del mondo e ho avuto la fortuna di vedere un mare ancora poco contaminato e ricco di vita.

La maschera e il boccaglio mi hanno accompagnato sul fondo del mare per tanti anni, ma solo alcuni mesi fa ho avuto il privilegio di visitare due luoghi straordinari del nostro Mediterraneo: Montecristo e l’Asinara. Due piccole isole, due riserve integrali, due realtà diverse per caratteristiche e conformazione, ma entrambe uniche. È stata l’Asinara a colpirmi perché ho rivisto quei fondali ricchi di vita e di colori che non vedevo più da quando ero bambino. Dopo tanto tempo, ero nuovamente in armonia con le creature del mare. Un equilibrio talmente unico che imponeva stupore e contemplazione.

Poi, sono sceso a terra e sono stato catapultato in uno scenario completamente diverso. Tutto a un tratto un pugno nello stomaco. Edifici trascurati, manufatti abbandonati, case in rovina. Mi sono chiesto: “Come è possibile che sott’acqua ci sia la vita rigogliosa e qui la desolazione”? Ho subito pensato che dovessi fare qualcosa. Lo dovevo al mare.

Avevo intenzione di impegnarmi e di trovare sponsor per restaurare i ruderi, preservandone tutte le caratteristiche. Avrei voluto fare del Faro di Punta Scorno un presidio ideale per la ricerca e per l’avvistamento delle balenottere comuni, lasciando la sua funzione di segnalazione per i naviganti. Sognavo un luogo di rinascita del Mediterraneo dedicato al mare, alla sua conoscenza, alla sua protezione.

Sarebbe stato bellissimo, la realizzazione di un sogno e di un progetto, ma ciò non è stato possibile. Ancora una volta, la burocrazia italiana mi ha aspettato al varco insieme agli innumerevoli interlocutori da coinvolgere. Ho iniziato dalla Direzione dell’Asinara con il Commissario dell’Ente Parco, da cui ho ricevuto un’accoglienza pronta e positiva, alla Marina Militare che ha mostrato grande attenzione e una visione del futuro nell’interesse della collettività.

Per poi passare alla Conservatoria delle Coste della Sardegna, alla Soprintendenza Archeologica, la Regione Sardegna, il Comune di Porto Torres, il Genio Civile, la ASL solo per iniziare. Un labirinto di passaggi senza risposte, fatto di protocolli insidiosi e di bandi senza tempi certi.

Tanti passaggi, troppi ostacoli inutili a dimostrazione che, spesso, le migliori intenzioni non bastano. Alla fine, le insidie amministrative hanno prevalso e ho perso l’entusiasmo. E come me, quanti altri? Credo che, in questo momento storico in particolare, sia importante e fondamentale una semplificazione amministrativa, senza la quale temo che sarà difficile utilizzare i fondi del PNRR e rilanciare la crescita economica e sostenibile del Paese.

Per il momento ho alzato bandiera bianca, ma non smetto di sognare e di provarci.

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