Maree

di Erri De Luca, pubblicato su Fondazione Erri De Luca in data 26 gennaio 2020

La quiete e la tempesta

Imparo da Diego che i camosci in inverno amano il vento forte e le valanghe. Quando le cime vengono spazzate dal vento, affiora il suolo e si scoprono ciuffi d’erba. Lo stesso succede sulla china spellata dalla corsa della valanga. La neve copre la loro fonte di cibo, allora per i camosci ogni spazzata è buona e si possono incontrare sui pendii scorticati.
Dove si scatenano forze distruttrici, si muove anche la spinta della sopravvivenza.

Nella recente cerimonia di insediamento alla presidenza degli Stati Uniti, Biden ha citato un suo poeta preferito, l’irlandese Seamus Heaney. A contrasto delle continue disperazioni della storia, scrive:
“ Ma poi per una volta nella vita
la desiderata onda di marea
della giustizia può sorgere di nuovo
e speranza e storia fanno rima.”

Dopo quattro anni di arroganza e di sopraffazione contro natura e contro le povertà, di incitamento al razzismo, ecco che si può intravedere la repressa onda di marea della storia di ritorno con la sua rima alternata a rifornire il serbatoio delle speranze.
Non si può prevedere se la nuova amministrazione sarà all’altezza delle energie di cambiamento suscitate. Il danno accumulato ha retrocesso gli Stati Uniti nella graduatoria del mondo, lasciando che l’epidemia dilagasse da loro su scala di decimazione.
La storia attraversa cicli da marea oceanica. Quella degli Stati Uniti sta ripartendo dal punto più basso. È rappresentata dalla strana coppia formata da un anziano vicepresidente di Obama e da una giovane vicepresidente figlia di immigrati. Sono entrambi vice di una forza maggiore.
Nel Salmo terzo si legge che la divinità solleva la testa dell’uomo. A volte lo fa anche la storia, quando si muove su scala di pianeta.
Concludo questa nota con un proverbio dei nativi americani: “Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli”.

 

 

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