Il panda è salvo, ma gli altri?

Nella lista rossa della IUCN risultano 3.483 specie classificate come «critically endangered», l’ultimo gradino prima dell’estinzione. Tra loro anche gorilla, rinoceronte, vaquita e diverse famiglie di primati.

Il panda è salvo, ma gli altri?
(quali sono le specie a rischio estinzione)
di Alessandro Sala
(pubblicato su corriere.it il 10 luglio 2021)

Per anni è stato il simbolo della biodiversità minacciata dalle attività umane, il portavoce virtuale degli animali a rischio di estinzione, tanto che il Wwf lo aveva adottato scegliendolo come proprio vessillo. Il panda, però, la propria battaglia per la sopravvivenza l’aveva già vinta nel 2016 quando l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) – che ogni anno aggiorna la lista rossa delle specie in pericolo -, aveva certificato un sensibile aumento degli esemplari in natura passando la specie dalla condizione di «rischio critico» a quella di «vulnerabile». Ora anche la Cina, che negli ultimi anni aveva continuato a considerarlo a rischio per continuare con le politiche di conservazione spinta, lo ha dichiarato fuori pericolo. Chi ne prenderà il posto quale nuovo portabandiera della difesa del regno animale?

Panda

Purtroppo c’è l’imbarazzo della scelta. Gli animali di ogni ordine che rischiano di scomparire dalla faccia della Terra, almeno in natura, al momento – la lista IUCN è in continuo aggiornamento – sono 3.483 se consideriamo solo quelli classificati come «critically endangered», a cui si aggiungono i 5.426 «endangered». Ci sono poi 6.592 specie considerate «vulnerable», la stessa categoria in cui si trova ora il panda. E tra queste anche le più iconiche per l’immaginario collettivo: il leone, la tigre in tutte le sue sottofamiglie (tre sono già estinte: la tigre di Bali, quella di Java e quella del Caspio), il leopardo. Ma il passo per finire tra le categorie a maggiore rischio può essere davvero breve. Ecco perché sarebbe importante preoccuparsene seriamente già ora. Molti progetti di conservazione sono stati avviati in diverse parti del mondo, a cura di organizzazioni non profit e di istituzioni locali più sensibili. Sono comunque già fin troppo vicine al baratro dell’estinzione tre famiglie di rinoceronti (Giava, Sumatra e nero), l’elefante africano di foresta, la vaquita (una rara focena di cui sopravvivono poche decine di esemplari in tutto il mondo), la balena franca nordatlantica, la gazzella dama, il bradipo pigmeo, gran parte delle famiglie di tartarughe e diversi tipi di insettiroditorivolatili. E primati, a partire dal gorilla e dall’orango di Tapanuli, nella cui vulnerabilità, per via delle somiglianze, l’essere umano non può che vedere la propria.

Ma l’uomo dovrebbe vedere nella perdita di biodiversità anche l’esito delle proprie azioni, ovvero una sconfitta. La scomparsa di tante specie è da attribuire esclusivamente alle attività umane: la caccia indiscriminata, soprattutto nei decenni e nei secoli scorsi, il bracconaggio, l’urbanizzazione incalzante che toglie spazi alla natura, l’abbattimento delle foreste per la creazione di pascoli o di aree per la coltivazione di monocolture, le cui produzioni sono spesso appannaggio delle multinazionali dell’agroalimentare. E, infine, l’inquinamento e i cambiamenti climatici da esso generati. La perdita degli habitat impedisce alla natura di autoregolarsi e nel tempo le specie più deboli o maggiormente nel mirino scompaiono.

Sempre stando al data base Iucn, le specie minacciate nei principali livelli pericolo sono complessivamente 37.400, che rappresentano il 28% delle specie monitorate. In pericolo si trovano il 41% di anfibi, il 26% di mammiferi, il 14% di uccelli, il 36% di squali e razze. La lista rossa racconta anche di come già 778 specie di animali che un tempo abitavano il pianeta siano già completamente estinte e di come altre 37 siano estinte in natura, sopravvivendo al limite solo in alcuni giardini zoologici votati alla conservazione delle specie. La vittoria del panda su un destino che nei decenni scorsi sembrava segnato è dunque un ottimo segnale. Ma in un contesto che non induce molto a festeggiare.

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