Salita a cima Creta Grauzaria

di Andrea Favret
(pubblicato su Ritorno alle Origini in data 29 luglio 2013)

Oggi (giovedì) Mr Tabacco porta Tony, Jo e me a fare una splendida escursione in val Apua. Punto d’arrivo dell’uscita è la cima di Creta Grauzaria. Come per il giro fatto sul monte Flop, arriviamo alla località la Citte 750 m circa dove lasciamo l’auto e da qui iniziamo il sentiero CAI 437 che risale la valle sotto le pareti nord del Grauzaria, con la cima della Sfinge che si innalza maestosa e imponente.

Il sentiero è comodo e mai troppo ripido. La giornata è calda, e dopo un’ora siamo al rifugio Grauzaria, con le sue caprette che ci danno il benvenuto, a bere un buonissimo succo di Sambuco, dopo esserci rinfrescati la testa con la gelida acqua della fontanella che si trova fuori.

Ora da qui la cosa si fa più dura. Dobbiamo salire la valle che conduce al Portonat, quindi deviamo a sud nel sentiero CAI 444, attraversiamo il greto del torrente, e prima con una traccia e poi a vista tenendo la nostra destra, ci inerpichiamo fra le pareti dritte del gruppo Sernio Grauzaria. Fortunatamente siamo all’ombra, quindi ci pesa decisamente meno andar su, anche perché fra rocce e ghiaia non è una semplice camminata.

La sfinge. FOTO: Andrea Favret.

Un’altra ora e mezza e finalmente siamo alla forcella del Portonat. La prima paretina che serve a salire la cima, nel vederla, non sembra proprio così semplice. È sicuramente un deterrente per i meno esperti nel provare a raggiungere la vetta. E per fortuna che è così. Messi casco e imbrago, con cordino e moschettoni pronti, affrontiamo la breve arrampicata.

La seconda paretina. FOTO: Andrea Favret.

Gli appigli sono molti, quindi anche se verticale, passiamo i pochi metri della parete abbastanza agevolmente. È l’unico passaggio impegnativo (un II grado a mio avviso “abbondante”), ma non di certo l’ultimo dove prestare la massima attenzione. Subito una cengetta verso sinistra, un’altra paretina, e poi un’altra cengia verso destra. Poi ritroviamo il sentiero, ma non manca qua e là qualche altro passaggio di I grado. Mr Tabacco è sempre pronto a darci qualche consiglio sulla miglior tecnica di salita. Poi un’altra splendida cengia, su ghiaino ed esposta. Ci aiutiamo con le mani tenendoci sugli appigli in parete, giriamo l’angolo, un passaggio dove il sentiero si interrompe lasciando un piccolo buco, ancora una decina di metri e finiamo quest’altro punto delicato.

Incrociamo una coppia di signori che scendono in sicurezza in corda. Ma senza casco. Qui sarebbe molto consigliabile, visto che ben pochi appigli sono sicuri, tutto è molto friabile e le piccole scariche non mancano. Intanto il panorama diventa sempre più aereo, magnifico, con il Sernio lì vicino e il monte Flop che ora, più basso, lascia spazio alle cime dietro di sé.

Passiamo vicino alla Madonnina rimessa (ma questa volta poco prima della cima) dopo la sua distruzione causa fulmine. Stefano da cavaliere della montagna ci fa salire prima di lui. Ancora pochi metri, ancora qualche breve passaggio d’arrampicata semplicissima, ed eccoci sbucare in cima di fronte la piccola croce. Siamo a 2063 metri slm, contentissimi d’aver scelto questa meta e di essere riusciti a salire tutti assieme.

Il panorama è stupendo. il Sernio, il Cavallo di Pontebba, lo Zermula, la Creta D’Aip… vista spettacolare. Scrivo nel libro di vetta, mangiamo, caffè e grappetta, un po’ di foto, due risate, un po’ di meritato riposo, relax.

Monte Sernio. FOTO: Andrea Favret.

Scendiamo per la via di salita. Scendere è decisamente più impegnativo. Spesso con la schiena rivolta a valle ci aiutiamo con le mani per rifare i passaggi fatti in salita. La cengia esposta, anche in discesa, ci diverte. Poi le ultime paretine prima del Portonat. Massima attenzione, soprattutto per Tony che con la lussazione alla spalla ha qualche difficoltà. Ma scendiamo senza dover usare la corda (per informazione, ci sono un paio di anelli per fare una calata in doppia per gli ultimi metri). Personalmente: divertito alla grande!

Da qui nuovamente nella valle di salita, ma sotto l’altra parete seguendo i bolli che ora vediamo. Fortuna che non l’abbiamo fatta in salita, è un piccolo ghiaione. Ma in discesa, farlo, non è per nulla male. Rincontrata la traccia del 444, arriviamo nuovamente al rifugio. Birra e dolci. E ancora succo di sambuco.

Ultimo tratto di discesa, sempre con il sentiero CAI 437 passando a fianco della vecchia costruzione ormai distrutta di casera Flop, e siamo alla macchina.

Giornata meravigliosa. Una salita bellissima, con passaggi che regalano tante soddisfazioni e gratificazioni nel farli anche in discesa, e con la solita strabiliante e simpatica compagnia. Bello!

 

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