Pascoli di carta

Il prossimo 30 giugno 2021, dalle ore 18 alle 20, si terrà il seminario Pascoli di carta: usi del suolo, conflitti, legalità, in occasione della presentazione del volume, appena uscito, Pascoli di carta, di Giannandrea Mencini.
Introduce e modera Letizia Bindi. Le relazioni sono di Lina Calandra (Geografia, Università degli Studi de L’Aquila), Lorenza Paoloni (Diritto agrario e delle Risorse territoriali) e Roberto Parisi (Storia dell’Architettura e del Paesaggio). Oltre a quello dell’autore Giannandrea Mencini, sono previsti altri sette interventi. La conclusione è affidata all’allevatore Nunzio Marcelli.
Il seminario è aperto a tutti e sarà trasmesso sulla piattaforma Google MEET. Il link alla videochiamata è:
https://meet.google.com/mjr-zfrw-nnb

Pascoli di carta
(le mani sulla montagna)
di Giannandrea Mencini
www.gmencini.com

Qualche anno fa, un lungo giro fra le vallate e le montagne bellunesi, mi aveva fatto scoprire storie e luoghi di alta quota vissuti da agricoltori, allevatori, malgari, pastori, produttori agricoli, gestori di agriturismo, che rappresentavano esperienze virtuose qualificanti per la montagna. Persone con storie diverse che avevano deciso di investire nell’agricoltura per passione e amore verso il proprio territorio, verso la natura e i paesaggi dolomitici. Da questi dialoghi, era nato il libro Vivere in pendenza. Scelte di vita che cambiano la montagna bellunese, uscito nel 2019.

Proprio grazie a questi incontri, a parole mezze sussurrate, ai “ho sentito dire che…” avevo scoperto la questione dei “pascoli di carta” che stava allungando le mani sulle Terre alte. Mi era stato evidenziato che alcune grandi aziende intensive di pianura venivano a prendersi le malghe in alta montagna e offrivano affitti che gli allevatori locali non potevano permettersi e incassavano cospicui contributi comunitari sui pascoli: si parlava di migliaia e migliaia di euro.

Un aspetto che non conoscevo e che ho voluto indagare. Una ricerca che mi ha portato a studiare documenti, normative ed approfondire alcune notizie sulla “mafia dei pascoli” in tutta Italia.

Si capiva che alle aste pubbliche, i pascoli venivano aggiudicati al miglior offerente con delle condizioni che attiravano alcuni allevatori soprattutto di pianura che facevano figurare sulla carta la monticazione per poter accedere ai premi della Politica agricola comune dell’Unione Europea (Pac). In realtà, in alpeggio non ci andavano proprio o ci portavano pochi capi “figuranti”, spesso anche malati, rispetto a quello per il quale percepivano i premi comunitari. Così gli allevatori locali, più legati al territorio montano, non partecipavano alle gare per le condizioni economiche troppo onerose e chi si aggiudicava gli appalti, talvolta non portava gli animali in montagna col conseguente deterioramento della qualità ambientale dei pascoli stessi.

Su questi aspetti, anche la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (CIPRA) è intervenuta denunciando gli scandali e le speculazioni che rischiano di distruggere la cultura dell’alpeggio.

Da qui è partito, nel 2020, un mio nuovo viaggio fra le Terre alte. Un lungo reportage diventato una indagine sulle tante contraddizioni e problematicità che coinvolgono gran parte del settore montano, da nord a sud, da est a ovest.

Giannandrea Mencini

Ho indagato quindi il fenomeno conosciuto come “Pascoli d’oro” o “mafia dei Pascoli” che non è solo presente e recentemente indagato nel sud Italia, in particolare in Sicilia, ma in forme diverse, sempre speculative e truffaldine, coinvolge tutte le montagne: gli Appennini, le Alpi, le Prealpi e anche le Dolomiti. Una minoranza di agricoltori e allevatori che agendo in questo modo, mette in difficoltà la maggioranza onesta delle aziende agricole italiane e non solo di alta montagna.

Il mio ultimo libro, Pascoli di carta. Le mani sulla montagna, appena uscito per la Kellermann Edizioni, racconta tutto questo e, come scrive Don Luigi Ciotti nella prefazione:

Ciò che emerge chiaramente dall’analisi puntuale e approfondita di Mencini è un sistema consolidato e capillare di frodi legate al mondo dei pascoli montani, che interessa l’intero territorio nazionale. Dove non c’è il coinvolgimento della criminalità mafiosa in senso stretto, si ravvisa comunque una diffusa mafiosità dei comportamenti, ossia la tendenza a mettere il profitto davanti a qualsiasi legge, di natura formale o morale, senza riguardo per chi prova a lavorare in modo trasparente, né verso l’integrità del territorio, che pure in questo ambito dovrebbe costituire un valore essenziale”.

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