“Home” – progetto fotografico e campagna di Bruna Ginammi

Bruna Ginammi negli anni 1995- 1998 ha lavorato al progetto Famiglie scattando in pellicola con una macchina fotografica Linhof TechniKa formato 6x12cm: la scelta del formato della pellicola non è stato casuale bensì studiato, il rettangolo del fotogramma dovrebbe riportare per percezione mentale al rettangolo dei tavoli presente in diverse case.

Nel 2003 grazie all’amico artista ed editore Amedeo Martegani è stato confezionato un bel volume dall’omonimo titolo. Nel libro si trovano immagini di interni con ritratto di persone, attori appartenenti al gioco della famiglia.

21 anni dopo, nel febbraio 2019 e accompagnando un amico che aveva bisogno di aiuto per dei documenti, l’artista da Milano corre in autobus per fotografare la tendopoli di Rosarno in quel di Reggio Calabria.

All’entrata del campo c’è la sorveglianza, all’interno le persone africane non sono felici di veder fotografare il loro stato sociale. La Ginammi fotografa con attenzione le abitazioni costruite dagli immigrati che partiti dalle coste africane approdano alle terre italiane per la raccolta di mandarini e altra frutta. Costoro si trovano in un campo messo a disposizione dai loro datori di lavoro, senza alcuna forma di assistenza, né ricovero, né servizi.

Bruna Ginammi

Il concetto che ha percorso il suo lavoro racconta come l’architettura africana trovi nella propria tradizione una grande capacità di adattamento, specialmente in condizioni ambientali avverse, mantenendo originalità, creatività e soprattutto una grande dignità. Il pensiero-guida è il concetto di equilibrio che, lontano da logiche estetiche, si accorda ad un intimo ordine coerente, a un’armoniosa unità delle parti che forse è la migliore risposta a una condizione evidentemente disumana in cui ci si trova a esistere.

Con il suo lavoro ha focalizzato la sua attenzione sulle forme, uguali fragili, che nella ripetizione hanno costruito una struttura forte. Quello interessa all’artista è mostrare la dignità dell’essere umano che  prevale anche nelle circostanze avverse.

Home avrà 90 pagine a colori formato tabloid 28x42cm.
Potete vedere il video del menabò del libro qui:

In questa serie di immagini apparentemente simili si svolge una carrellata di case/capanne, luoghi che dovrebbero soddisfare il bisogno primario dell’uomo, un tetto sulla testa per ripararsi la notte per proteggersi dal buio, dal freddo e dalle minacce dell’ignoto.

Nel paesaggio calabro dal cielo blu turchino le case appaiono come sculture candide, immerse in una tavolozza di colori. “In lontananza seduta su un sedile dell’automobile a prima vista emerge il biancore, a occhio sembra carta velina, e la fiaba dei 3 porcellini e il lupo, della tradizione popolare mi appare; di mano in mano che ci si avvicina al villaggio si scorge che le sagome delle case sono avvolte di pesante tela di plastica, in modo spontaneo mi approprio dell’opera di Christo e Jeanne Claude (i coniugi Christo Javašev e Jeanne-Claude Denat de Guillebon), rappresentanti statunitensi della Land Art (Bruna Ginammi)”.

Nel 2019 nel progetto HOME le immagini sono state riprese con il sistema digitale; se nel primo lavoro (famiglie) c’era un desiderio dell’artista di conoscere l’intimità propria, che appartiene al nucleo famigliare, qui il movente nasce dall’idea di confermare come l’Arte si innesta nel vivere quotidiano.

Padre David Maria Turoldo fotografato da Bruna Ginammi.

Le fotografie sono frutto di una giornata di lavoro, e a oggi quelle sculture/case sono state smontate come si suole fare alla fine di ogni manifestazione artistica.

Per sostenere questo progetto:
https://www.produzionidalbasso.com/project/home/

Bruna Ginammi (Bergamo 1964), vive e lavora a Milano. Dopo aver conseguito un diploma di un corso triennale di Fotografia inizia nel 1989 a svolgere una ricerca personale. Si distingue come figura di spicco nel panorama della Fotografia italiana partecipando a una mostra collettiva (allestita nella sezione culturale del SICOF di Milano nel 1991) con il lavoro Lo sguardo del poeta. È nel 1995 però che incomincia l’ascesa della sua carriera artistica a livello internazionale quando riceve l’European Kodak Panorama Award per i giovani fotografi agli Incontri Internazionali di Fotografia di Arles. Nello stesso anno partecipa alla mostra Un secolo di Ritratto Fotografico in Italia 1985-1995 a cura di Italo Zannier presso la Biennale di Venezia Padiglione Italia. Da allora ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e in Europa. Nel 1999 inizia a esplorare attratta dalle immagini in movimento il video e realizza il suo primo lavoro, Ophelia’s awakening.

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