Rock the mountain!

La montagna nell’iconografia della musica pop
A cura di Daniela Berta e Paolo Ferrari

Torino, Museomontagna, 17 settembre 2020 – 17 gennaio 2021
Trento, Palazzo Roccabruna, aprile – maggio 2021, in collaborazione con la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento, in occasione del 69° Trento Film Festival.

Riusciamo a pensare ai nostri dischi preferiti senza visualizzarne subito la copertina o senza associarli a momenti specifici della nostra vita? Le cover dei vinili sono un’espressione del loro e del nostro tempo, un prodotto rappresentativo della cultura popolare e un segno indelebile impresso nella memoria individuale e collettiva.

Il Novecento – in particolare nella sua seconda metà – è il secolo della distribuzione di massa della musica, il periodo storico in cui gli incontri tra suono e immagine si fanno sempre più fertili. Negli anni Cinquanta le cover iniziano infatti, grazie all’illustrazione, ad affrancarsi dal ruolo di mero packaging: esplode il mercato e nasce una vera e propria “album art” i cui effetti saranno dirompenti. A stretto giro si ricorrerà anche all’immagine della montagna per veicolare messaggi e fare breccia nei fruitori, stimolandone l’attenzione e la curiosità tramite una declinazione quanto mai eterogenea di scenari naturali e umani d’alta quota.

 

Il Museomontagna possiede una ricca collezione di vinili con copertine a soggetto montano: testimonianze culturali che fotografano un mondo peculiare in un periodo significativo della sua storia. Attraverso una selezione di questo patrimonio unico (oggetto di un progetto di acquisizione, studio, catalogazione e digitalizzazione) Rock the Mountain! percorre, utilizzando un’inedita chiave di lettura, l’evoluzione sia delle strategie di comunicazione dell’industria musicale, sia del gusto per la rappresentazione della montagna negli ultimi cinquant’anni.

Curata da Daniela Berta, direttore del Museomontagna, e da Paolo Ferrari, giornalista e critico musicale, la mostra presenta un’ampia selezione di dischi pubblicati dagli anni Settanta a oggi, per offrire sia uno sguardo nuovo e obliquo sul mondo della montagna, sia un omaggio a quella sottostimata forma di creatività che è la cover art.

L’esposizione propone anche manifesti pubblicitari di album e tournée, che concorrono alla costruzione di un entusiasmante viaggio attraverso i generi musicali contemporanei e i rispettivi immaginari di riferimento: dal rock al soul, dal folk al metal, dall’elettronica alla disco music, fino alla ricerca e alla sperimentazione d’avanguardia.

Grafica pura, fotografia, collage: le tendenze del gusto informano il design delle cover in ogni periodo, come pure le tecniche utilizzate per realizzarle. In alcuni casi le vette sono una presenza puramente episodica e strumentale ai fini commerciali, senza veri e propri legami di contenuto con il prodotto cui sono abbinate. In altri riescono invece a veicolare efficacemente il carattere e il messaggio dell’album, oppure a evocarne l’esperienza sonora.

Scorrere la galleria di copertine e poster di cui si compone questa mostra e far mente locale alle canzoni importanti che la pop music ha dedicato alla montagna significa constatare una sorta di cortocircuito tra estetica e contenuti. In altre parole: quasi mai un disco che sfoggia un paesaggio montano in copertina contiene testi in sintonia con quell’immagine. Viceversa, ad avvolgere ellepì e singoli con riferimenti d’alta quota sono soluzioni grafiche slegate dall’argomento.

Per quanto concerne il materiale qui raccolto, le eccezioni a questo testacoda emotivo sono per lo più fisiologiche, ovvero legate a progetti artistici che vivono in simbiosi con la montagna, in primis le colonne sonore. Per il resto, pareti e cime sono perlopiù assenti dai testi o utilizzate in chiave metaforica.

Come molte mete d’alta quota presentano diverse possibilità di accesso, vie più o meno praticabili o impegnative, così sono differenti le strade che portano la montagna nell’immaginario della musica. Ripercorrere le tappe di questo flirt emotivo attraverso il materiale grafico significa imbattersi in un eccitante intrigo internazionale di evoluzioni semantiche ed estetiche.

Il percorso incrocia da subito la storia del grande rock: è del 1971 il misterioso Eremita su roccia dei Led Zeppelin; per l’esplosivo manifesto del tour europeo del 1976, i Rolling Stones scelgono la totemica sagoma del Cervino. Il viaggio prosegue per suggestioni con i Deep Purple, Elton John, Village People, Yes, Depeche Mode, Goldfrapp, Chemical Brothers, Jamiroquai, Kanye West, Neil Young, Elvis Costello, Caravan, Noel Gallegher, Bob Marley, Tinariwen e tanti altri: più di cento vinili articolati nelle sei sezioni espositive VISIONI, SCENARI, ESPLORAZIONI, SPORT, COLONNE SONORE, CERVINO.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese, con testi dei curatori e del graphic designer e musicista Roberto Maria Clemente.

Per ulteriori informazioni
Museo Nazionale della Montagna “Duca Degli Abruzzi” – CAI Torino
Piazzale Monte dei Cappuccini 7
10131 Torino
011 6604104
stampa.pr@museomontagna.org
www.museomontagna.org

Sul Cervino insieme ai Rolling Stones
(le cover in mostra al Museo della Montagna: oltre cento copertine che hanno fatto storia)
di Gianni Giacomino
(pubblicato su La Stampa dell’11 settembre 2020)

Quanti di voi, oggi non proprio più giovincelli, hanno acquistato un disco 33 giri dopo essere stati affascinati dall’immagine di copertina? Che, spesso, erano davvero dei piccoli capolavori. E magari vi ricordate pure l’ex cantante dei Van Halen, David Lee Roth, appiccicato ad una parete di roccia per l’album da solista Sky-scraper, oppure l’illustrazione disegnata da Barrington Colby di un uomo anziano con una lanterna in mano, sulla cima di una rupe per l’album IV dei Led Zeppelin. O anche il pianoforte in mezzo alla neve con le vette di sfondo per la cover dell’album Even In The Quietest Moments… dei Supertramp. Per non parlare della copertina di Deep Purple In Rock dove le facce dei componenti della band furono sostituite a quelle dei presidenti Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln sul monte Rushmore.

Ecco, questi sono solo pochi esempi delle 110 copertine che verranno esposte nella suggestiva mostra Rock The Mountain! La montagna nell’iconografia della musica pop. Una carrellata di emozioni, colori e ricordi che saranno esposti da giovedì prossimo fino al 17 gennaio 2021 al Museo Nazionale della Montagna. «Erano i primi mesi del 2018 ed eravamo impegnati nella preparazione di un’altra mostra – ricorda Daniela Berta, direttore del museo. – Ci capitò tra le mani il manifesto del tour esclusivo in Europa dei Rolling Stones del 1976 con il Cervino come sfondo alla band. Ci siamo detti: perché non provare a ragionare sulle copertine dei vinili che hanno per soggetto la montagna?». Detto, fatto. In due anni Daniela Berta, insieme al vicedirettore Marco Ribetti e al loro staff, e con la consulenza del giornalista e critico musicale Paolo Ferrari, hanno «raccolto» il materiale. «Davanti a noi si è aperto un mondo – ricorda – anche perché il museo possedeva già una ricchissima collezione iconografica legata a beni di commercio, ma non di vinili con copertine a soggetto montano. Ne abbiamo reperiti quasi 150, rintracciandoli per mezzo mondo». Così la mini squadra si è messa al lavoro e, con un progetto mirato, ha studiato, catalogato e digitalizzato i materiali che hanno dato vita a «Rock the Mountain!». Il progetto è stato anche l’occasione per collaborare con l’Istituto Europeo di Design di Torino, i cui studenti – coordinati dal docente Alberto Daviso dì Charvensod – hanno contribuito a ideare l’allestimento, adattato alle norme anti Covid.

«Abbiamo utilizzato un’inedita chiave di lettura – spiega Berta – incrociando l’evoluzione delle strategie di comunicazione dell’industria musicale con il gusto per la rappresentazione della montagna negli ultimi cinquant’anni». Quasi sempre, la musica che si ascolta poi nel disco non c’entra nulla con l’illustrazione della cover, a meno che non si tratti di colonne sonore. L’esposizione propone un’ampia selezione di dischi pubblicati dagli anni ’70 ad oggi, ripercorrendo le tecniche utilizzate per realizzare le cover, dalla grafica pura, alla fotografia, al collage. «Siamo sicuri – conclude la direttrice – che la collezione crescerà con nuove uscite e pezzi storici, grazie anche alle segnalazioni delle tante persone che si sono appassionate al tema». Spicca una particolarità: il Cervino è la vetta più ricorrente nell’iconografia della musica contemporanea, non solo rock e non solo europea, tanto da meritare una sezione a sé in mostra.

 

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