Paolo Calzà – La neve che verrà

La neve che verrà – Paolo Calzà
Il cambiamento climatico è uno dei problemi e delle sfide più importanti del XXI secolo, in particolare per le Alpi, la catena montuosa più visitata per gli sport invernali.

Un importante documento dell’OCSE certifica tutto questo e ci dice, in modo chiaro, che l’ecosistema alpino è colpito più di altre aree dal riscaldamento globale con effetti ancora tutti da valutare.

Le sfide si aggravano con il cambiamento climatico. Già ora, nell’arco di un anno, al di sotto dei 1000 metri cade più pioggia che neve e la stagione sciistica diventa sempre più corta. Uno studio stima che nel 2080 la proporzione tra le stagioni turistiche estiva-invernale, negli ultimi venti anni in rapporto 60-40%, arriverà a 77-23% e, secondo le previsioni, entro il 2050 soltanto le aree al di sopra dei 1800 metri potranno contare sul turismo sciistico. Che cosa si potrà fare nelle altre aree?

Già nella seconda metà del Novecento i delicati equilibri costruiti nei secoli dalle popolazioni che hanno colonizzato le montagne sono stati messi radicalmente in discussione dall’avvento del turismo di massa e, in particolare, dall’affermarsi dell’industria della neve ai cui destini è oggi strettamente legato il futuro di molte comunità.

Ai primi segnali di crisi, come tutte le industrie, anche quella della neve ha cercato di ristrutturarsi dando, come è nella sua natura, una risposta tecnologica ai problemi (i cannoni spara neve sono quintuplicati tra il 1995 e il 2015) ma, nonostante questo, negli ultimi anni si è già sciato un po’ meno ed inoltre l’immagine di montagne innevate e paesaggi intatti trasmessa dagli operatori turistici fa sempre più fatica a trovare corrispondenza nella realtà. Negli anni a venire quindi anche l’innevamento programmato, secondo la gran parte degli esperti del settore, sarà sempre meno sostenibile.

Ormai la neve è un optional. Una scenografia che può esserci oppure no. Ci stiamo abituando a sciare senza la neve attorno. Lunghe strisce bianche sul verde/marrone delle montagne sono ormai la norma.

L’industria del turismo di montagna è sicuramente importante, permette una vita dignitosa alla gente di montagna, ma gli effetti dei cambiamenti climatici sono evidenti ed inconfutabili per cui d’ora in avanti riuscire a coniugare sostenibilità ambientale e turismo sarà una delle grandi sfide che in futuro si dovranno affrontare.

Paolo Calzà
Sono nato nel 1961 e vivo a Rovereto (Trento). Dopo una prima esperienza professionale nel settore ambientale, dagli inizi degli anni ’90 ho messo in atto una radicale svolta che mi ha portato a passare dal mondo della chimica a quello della fotografia professionale e ad occuparmi, fin da subito, di paesaggio, architettura, arte e fotografia industriale.

Collaboro con varie realtà pubbliche e private per le quali realizzo servizi in campo architettonico e paesaggistico. Da diverso tempo sono impegnato a documentare le trasformazioni del paesaggio, con particolare attenzione alle contaminazioni tra ambiente naturale e costruito. Diversi miei lavori sono stati esposti in mostre sia personali che collettive.

Sono titolare di ViaDellaTerra, in passato casa editrice, struttura che progetta, cura e coordina progetti editoriali sia propri che per conto terzi. https://www.paolocalza.it